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Full text of "Andrea Chenier: dramma di ambiente storico scritto in quattro quadri"

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ANDREA  CHENIER 

DRAMMA    DI    AMBIENTE  STORICO 
SCRITTO  IN  QUATTRO  QUADRI  DA 

LUIGI  ILLICA  E  musicato  da 

UMBERTO  GIORDANO. 


MILANO 

EDOARDO  SONZO&NO,   EDITORE 
14  —  Via  Pasquirolo  —  14. 


Proprietà  esclusiva  per  tutti  i  paesi 

tanto  per  la  stampa  quanto  per  la  rappresentazione 

dell'Editore  E.  Sonzogno,  in  Milano 


Milano,  1907  —  Tip.  della  Società  Editrice  Sonzogno 


I  PERSONAGGI 


ANDREA  CHENIER  (1) 

CARLO  GERARD 

LA  CONTESSA  DI  COIGNY 

MADDALENA  DI  COIGNY 

LA  MULATTA  BERSI 

ROUCHER 

IL  SANCULOTTO  MATHIEU  detto  «  POPULUS  > 

MADELON 

UN  «  INCREDIBILE  » 

IL  ROMANZIERO  pensionato  del  Re  (Pietro  Fléville) 

L'ABATE  poeta 

SCHMIDT  carceriere  a  San  Lazzaro 

IL  MAESTRO  DI  CASA 

DUMAS,  presidente  del  tribunale  di  Salute  Pubblica 

FOUQUIER  TINVILLE  accusatore  pubblico 

Dame,  Signori,  Abati,  Lacchè,  Staffieri,  Conduttori  di  slitte,  Unghert 
volanti,  Musici,  Servi,  Paggi,  Valletti,  Pastorelle,  Straccioni. 

Borghesi,  Sanculotti,  Carmagnole,  Guardie  nazionali,  Soldati  della 
Repubblica,  Gendarmi,  Mercaline,  Pescivendole,  Calzettaje,  Ven- 
ditrici ambulanti,  Meravigliose,  Incredibili,  Rappresentanti  della 
Nazione,  Giudici,  Giurati,  Prigionieri,  Condannati,  Ragazzi 
strilloni. 

Un  maestro  di  musica,  Alberto  Roger,  Filandro  Fiorinelli,  Orazio  Co- 
elite,  Un  bambino,  Un  cancelliere,  Il  vecchio  Girard,  Robespierre, 
Couihon,  Barras,  Un  Fratello  servente  {garzone  di  caffè),  ecc. 


(i)  Da  H.  de  Latouche,  Méry,  Arsene  Houssaye,  Gauthier  e  J.  ed  E.  de 
Goncourt  ebbe  la  idea  di  drammatizzare  pel  Teatro  di  Musica  il  personaggio  e 
attinse  dettagli  di  verità   d'epoca   l'A.  del  libretto. 

L.   I. 


QUADRO  PRIMO 


in  provincia;  —  nel  castello  della  signoria  dei  conti  di  Coigny.  — 
il  giardino  d'inverno.  La  gran  serra;  imitazione  pretenziosa  di  quella  Ci 
Casa  Orléans  o  di  quella  Kunsky. 

La  serra  offre  ora  —  sul  finire  di  una  giornata  dell'inverno  del  178S 
—  un  curioso  aspetto  ;  sembra  un  giardino  colle  sue  statue  di  Bacco, 
di  Flora,  coli'  altare  di  Minerva,  ed  )  sala,  talmente  ovunque  vi  sono 
sparsi  mobili,  —  e,  perfino  fra  vasi  ai  piante  esotiche,  un  clavicembalo 
Silbermann  —  ed  è  campagna,  anche,  verso  V  estremo  lato  sinistro 
dove,  per  una  mite  e  microscopica  collinetta,  aprentesi  ai  piedi  in 
grotta  da  ninfe,  si  sale  a  una  casetta  rustica  da  latteria  e  pastorelle 
addossata  a  un  infantile  mulino 

«  Tal  de'  tempi  il  costume  /  > 


All'  alzarsi  della  tela,  sotto  i  rigidi  comandi  di  un  arrogante  e  gal- 
lonato Maestro  di  Casa,  corrono  Lacchè,  Servi,  Valletti  carichi  di 
mobili  e  vasi,  completando  V  assetto  dalla  serra.  CARLO  GERARD, 
in  ^livrea,  entra  sostenendo  con  altri  servi  un  azzurro  e  pesante  sofà. 

È  a  lui  che  principalmente  si  rivolge  il  maestro  di  casa  con  piglio 
altezzoso,  borioso  ed  ironico  impartendo  ordini.  Dal  giorno  che  Ge- 
rard fu  sorpreso  a  leggere  Jean  Jacques  Rousseau  e  gli  Enciclope- 
disti, non  ironia  o  servizio  più  umile  o  più  basso  gli  è  risparmiato. 


IL  MAESTRO  DI  CASA. 

Questo  azzurro  sofà 

là   COllochiam...  (Gerard  e  i  lacchè  eseguiscono) 

(poi  il  Maestro  di  Casa  accenna  verso  le  sale  interne  e  vi  entra  seguito  da 
tutti  i  lacchè,  eccettuato  Gerard  che,  inginocchiato  avanti  all'azzurro  sofà 
ne  liscia  le  frangie  arricciatesi  e  ridona  il  lucido  alla  seta  rasata,  spri- 
macciandone i  cuscini). 


(al  sofàj 

GERARD.  Compiacente  a'  colloqui 

del  cicisbeo 
che  a  dame  maturate 
porgeva  qui  la  mano! 
Qui  il  Tacco  Rosso  al  Neo 
sospirando  dicea: 


ANDREA  CHEN1ER 


"  Oritia...  o  Clori...  o  Nice....  incipriate, 

vecchiette  e  imbellettate, 

io  vi  bramo 

ed,  anzi  sol  per  questo,  forse,  io  v'amo  !  ,; 

Tal  dei  tempi  il  costume! 

(Dal  giardino  si  avanza  trascinandosi  penosamente  un  vecchio  giardinieiv 
curvo  sotto  il  peso  di  un  mobile.  —  È  il  padre  di  Gerard.  —  Questi  gma 
lo  spolveraccio  che  tiene  in  mano  e  corre  a  porgere  ajuto  al  padre  che 
tutto  tremulo  si  allontana  pei  contorti  sentieri  del  giardino.) 

(guLrdando  commosso  allontanarsi  il  padr- 

Son  sessantanni,  o  vecchio,  che  tu  servi  L. 

A'  tuoi  protervi 

arroganti  signori 

hai  prodigato  fedeltà,  sudori, 

la  forza  dei  tuoi  nervi, 

l'anima  tua,  la  mente... 

e  —  quasi  non  bastasse  la  tua  vita 

a  renderne  infinita 

eternamente 

l'orrenda  sofferenza  — 

hai  data  l'esistenza 

dei  figli  tuoi... 

(con  immenso  sdegno  si  picchia  colla  larga  mano    il   petto    sburrando  fra  le 

lagrime)  Hai  figliato  dei  servi! 

tpoi  si  asciuga  sdegnosamente  le  lagrime,  torna  a  guardare  fieramente  intorno 
a  se  la  gran  serra.) 

T'odio,  casa  dorata  1 

L' imagin  sei  d'un  secolo 

incipriato  e  vano!... 

Fasti,  splendori,  orgogli  di  Re  Solel 

Regno  di  Cortigiane  tu,  o  Reggenza, 

e  dei  Lebel 

onnipotenza 

tu,  Luigi  Lussuria!... 

O  vaghi  dami  in  seta  ed  in  merletti, 

volgono  al  fin  le  gaje  vostre  giornate 

e  le  serate 

a  inchini  e  a  minuetti! 


QUADRO  PRIMO 


Fissa  è  la  vostra  sorte  ! 

Razza  leggiadra  e  rea, 

figlio  di  servi  e  servo, 

qui  —  giudice  in  livrea  — 

ti  grido  :  —  È  giunta  l'ora  della  Morte  !  — ■ 

(La  contessa,  Maddalena  e  la  Bersi  (questa  stranamente  vestita)  appajono  al 
di  là  dell'arco  d'ingresso  alla  serra.  —  La  Contessa  si  sofferma  a  dare 
alcuni  ordini  al  Maestro  di  Casa.  Maddalena  si  avanza  lentamente  con 
la  Bersi.) 

MADDALENA.       Il   giorno 

intorno  già  s' insera 

lentamente! 

In  queste  misteriose 

ombre  forme  fantastiche 

assumono  le  cose!... 

Or  l'anime  s'  acquetano 

umanamente!... 

GERARD  (fra  sé  guardando  ammirato  Maddalena). 

Della  bellezza 

o  blanda  commozione! 

Quanta  dolcezza, 

per  te,  nell'  anima 

soave  penetra! 

Muojon  le  idee;  tu  sopravvivi  ai  secoli 

eterna...  e  aristocratica, 

tu,  la  Eterna  Canzone! 

CONTESSA  (entra  nella  serra  e  coll'occhialetto  e  con  fare  altezzoso  guarda 
attentamenie  se  e  come  è  stata  disposta). 

(a  Gerard  ed  altri  lacchè) 

Via,  v'affrettate 
e  alla  lumiera 
luce  date! 

(1  lacchè,  Gerard  compreso,  montano  su  alcuni  sgabelli  e  cominciano  ad 
accendere  i  bracciali,  i  doppieri  e  a  dar  luce  a  tutta  la  serra,  —  a  poco 
a  poco  tutto  sfolgora  di  luce  allegra.) 

(a  Gerard) 

E  —  dite  —  tutto  è  pronto? 
GERARD.  Tutto  ! 

CONTESSA.  I    Cori? 


10  ANDREA   CHENIER 


Gerard.  Stanno  di  già  vestendosi. 

contessa.         E  i  suonatori? 
Gerard.  Accordan  gli  strumenti 

CONTESSA  (volgendogli  le  spalle). 

A  momenti 

arriveranno  gli  ospiti... 
Maddalena.     Uno  è  il  signor?... 

CONTESSA  (con  grande  compiacenza). 

Uno  scrittore  emerito.... 

un  romanzier  pensionato  dal  Re, 

Anton  Pietro  Fiéville. 
Maddalena.     E  l'altro  chi  è? 
CONTESSA  (con  sussiego).  L'Abate,  l'Abatino  !... 

È  un  improvvisatore!..    Un  dicitore!... 
MADDALENA.    Un  viene  dall'  Italia  ?... 
CONTESSA  (accenna  che  sì).  L'Abate  da  Parigi! 

(poi,  sorpresa,  osservando  che  ancora  sua  figlia  è  in  vestaglia) 

Maddalena, 
ancor  così?  Ancor  non  sei  vestita? 

(Maddalena  accenna   a  sua  madre  che  anderà  ad  abbigliarsi.    —    La   Contessa 
la  accarezza  e  va  ad  esaminare  se  nulla  manca  anche  nelle  sale  superiori. 


BERSI  (corre  a  Maddalena  e  si  accoccola  grottescamente  ai  suoi  piedi  con  gestì 
strani  e  bizzarri). 

Sospiri  ? 

MADDALENA. 

Sì;  —  io  penso  alla  tortura 
del  farsi  belle! 

BERSI  (crollando  la  testa  vivacemente). 

Ah  tu,  sì,  belle  fai  le  vesti  !  —  Sì  !   — 
Io  le  fo  brutte  —  tutte!... 

(Si  guarda  curiosamente  gualcendo  le  pieghe  della  veste,  esclamando  :) 

Tutte...  Tutte!... 

MADDALENA  (si  avvicina  alla  Bersi  e  la  calma  dicendole  sorridendo:) 

Soffoco...  moro 
tutta  chiusa 


QUADRO  PRIMO 


in  busto  stretto 

sia  pur  "  s'quame  di  moro  „ 

o  in  un  corsetto, 

sì  come,  si  usa, 

sgta  di  na4cara  !... 

BERSI  (la  interrompe  imitando  il  gesto  caricato,  il  fai  e,  il  sospirare  di  un  patito) 


". 


*I1  tuo  corsetto 
e  cosa  rara!  m 


Maddalena.     La  orribile  gonnella 

*  coscia-di-ninfa-bianca  M 
mi  inceppa  e  stanca 

mi  sfianca  tutta 

e,  aggiungivi  un  cappello 

*  Cassa-di-sconto  „  o  quello 

alla  u  Basilio  „  od  alla  •  Montgolfier,  M 
e  tu  sei  sorda  e  cieca 
e,  nata  bella, 
eccoti  fatta  brutta. 

(Ma  lontane  grida  annunciano  l'avvicinarsi   delle  visite.  Ma    ecco  la  Contesa* 
che  rientra.) 

MADDALENA  (affrontandola  coraggiosa). 

Per  stasera  pazienza  ! 

Mamma,  non  odi? 
contessa  Sono  di  già  gli  ospiti!   - 

Maddalena.     Così  mi  metto:  —  Bianca  vesta 

ed  una  rosa  d'ogni  mese  in  testa! 

(e  corre  via  seguita  dalla  Bersi) 


Già  si.  anima  tutto  il  castello.  —  I  valletti  corrono  animatamente  in   su   ed   in 

giù  apparecchiando  le  torcie  nell'attesa  delle  slitte.) 
CONTESSA  (nervosa,  imparte  ordini,  ora  all'uno,  ora  all'altro). 

Presto  avvertite  i  cori; 

ed  a  tempo  opportuno 

pastorelle  e  pastori  ! 

E  che  non  manchi  alcuno  ! 

Su,  presto,  i  suonatori  in  cantoria  ! 


12 


ANDREA 


(Un'ondata  di  volanti  colle  loro  mazze  adorne,  quale  di  nastri,  quale  di  lanterne,  irrompe  per 
l'arco  d'ingresso  precedendo  e  seguendo  le  dorate  slitte. 

Ogni  slitta  ha  a  lato  un  nobilissimo  ed  elegantissimo  signore  che  poi  premuroso  ajuta  a  di- 
scenderne, porgendole  il  braccio,  la  dama  che  vi  è  dentro  tutta  avvolta  in  pelliccie,  e  della 
quale  egli  è  il  cavaliere. 

Il  cavaliere  e  la  dama,  poscia,  passando  attraverso  a  due  ali  di  fronti  curve,  si  avvicinane 
alla  Contessa  che  va  loro  incontro  sorridente. 

Prima  di  stringersi  la  mano  le  due  dame  s'inchinano  tre  volte,  con  doppio  inchino  ogni  voltai 
come  vuole  l'etichetta  —  poi  la  Contgssa  porge  la  mano  a  baciare  al  cavaliere,  al  quale 
essa  graziosa  susurra  le  lodi   della  dama  che  egli  serve. 

(Il  cavaliere  le  bacia  la  mano,  sorride  e  raggiunge  la  stia  dama.) 


Tolte  le  pelliccie  e  i  manicotti  giganteschi  e  consegnati    ai  premurosi   donzelli,  ecco  le  belle 

dame  apparire  nelle  loro  curiose  e  sapienti  toelette. 
Il  "  grand  panier  n  se  ne  è  ito  anche  lui!  I  fianchi  possono  disegnarsi  un  po'  più  naturalmente. 

La  "  dama  ,  forse  vi  ha   perduto,    ma   la  "    donna  „  vi  ha  acquistato  in  sincerità. 
La  levita  ha  ridonato  al  corpo    della    donna   le    pure  linee    femminili,  —  la  testa  si    conserva 

tuttora  la  parte  più  discutibile. 
La  moda  inglese  la  irrigidisce  nei  gesti;  Maria  Antonietta  colle  sue  *  lattivendole  ,  la  rende 

più  infantile. 
E  gli  uomini  ? 
L'abatino  si  conserva  snello  e  donnajola,  l'uomo  di  finanza  ancora  donnajolo  e  adiposo.) 


CHÉNIER 


(Il  Maestro  di  Casa  annuncia  ad   alta  voce.) 
MAESTRO  DI  CASA. 

Madama  de  Bissy  e  il  cavaliere  di  Villacerf!... 

CONTESSA  (al  cavaliere  di  Villacerf). 

Oh!  quanto  commifò! 

Come  elegante... 

e  voi  gentil  Galante  ! 

MAESTRO  DI  CASA. 

La  marchesa  d'  Entragnes  e  il  barone  Berwik  1 

CONTESSA  (al  barone). 

Vera  galanteria  1 
MAESTRO  DI  CASA. 

La  duchessa  di  Villemain  e  il  marchese  d'  Harcout  ! 

CONTESSA  (al  marchese). 

A  ben  più  d'una  brama 
la  vostra  dama 
accender  saprà  l'esca  !... 
MAESTRO  DI  CASA. 

La  principessa  di  Saint-Médard  e  il  conte  d'Aubetaire  I 

CONTESSA  (alla  principessa). 

Mi  ricordate 

i  dì  della  Reggenza.... 

La  Parabère,  ecco,  mi  rassembratel 

MAESTRO  DI  CASA. 

Donna  Anna  da  Torcy  e  don  Enrico  de  Nangisl 

CONTESSA  (a  don  Enrico  de  Nangis). 

Quanta  munificenza! 
MAESTRO  DI  CASA. 

La  contessa  Etiolle  d'Étoile  e  il  reverendo  Fragnont! 

CONTESSA  (alla  vecchia  dama  colla    quale  senza  inchinarsi  si   abbracciano,  vecchia  dama   che 
ha  a  cavaliere  un  grosso  ecclesiastico). 

Appariscente  e  fresca 
sempre!  —  Contessa 
sempre,  sempre  la  stessa  ! 
MAESTRO  DI  CASA. 

La  marchesa  di  Lorge  e  il  conte  Fleury! 

CONTESSA  (alla  bella  marchesina,  accarezzandole  la  guancia). 

Come  siete  vezzosa  ! 
Siete  un  amore! 

MAESTRO  DI  CASA. 

La  baronessa  Boisguilbert  e  l'abate  Crécy! 

CONTESSA    (all'  abate  Crécy). 

Con  voi  me  ne  congratulo... 
Quale  amicai...  Perfetta!... 

alla  baronessa) 

Sublime!  Quanta  grazia! 

ad   altra  dama) 

Dotta  maestra  !...  Invero  è  maestria! 
Mirabile  toeletta  ! 


13  ANDREA  CHENIER 


(Ma  ecco  un  tintinnìo  di  sonagliere.  —  La  acuta  curiosità  punge  cavalieri  « 
dame  che  si  affannano  intorno  alla  Contessa  interrogandola:) 

Chi  avremo?  Dite! 

Mesmer? 

Dugazon  ? 
L'arlecchino  Bordier  ?... 

Vestri  ? 

Jeannot  ?.- 

CONTESSA  (misteriosa  abbassando  la  voce) 

L'Abate! 

TUTTI  (con  gridi  di  giojà). 

L'Abatino?... 

(La  Contessa  accenna  che  sì.  -  Ed  ecco  i  personaggi  del  carabas.  Son  tre: 
Uno  avanzato  di  età,  con  un  esagerato  manicotto,  il  romanziere;  un  gio- 
vane imberbe,  Chénier;  uno  senza   età,  un  musicista.) 

MAGGIORDOMO  (annuncia  il  più  grave  dei  tre  personaggi,  l'uomo  maturo) 

Il  cavaliere  Anton  Pietro  Fléville. 

FLÉVILLE. 

Commosso....  lusingato.... 

a....  tanti  complimenti 

e....  a  questo,  più  che  omaggio.... 

(cerca  la  parola   adatta) 

....amabil  persiflaggio  !... 

(imbrogliato  a  continuare  in  quel  silenzio,  presenta  i  due  personaggi  che  soc 
venuti  con  lui) 

Ch'  io  vi  presenti  Flandro  Fiorinelli, 
è  cavaliere,  italiano  e  musico  ! 
e.... 

(cerca  invano  i  titoli  del  presentato  e  dice  umilmente) 

Andrea  Chénier 

un  che  fa  versi  e....  che  promette  molto. 

(Maddalena  entra  vestita  coti  tutta  la  semplicità  di  una  veste  bianca  e  un» 
rosa   fra  i   capelli.) 


QUADRO  PRIMO  14 


(Alcuni  damigelli  servono  i  rinfreschi,  allorché:) 
IL  MAGGIORDOMO  (annuncia). 

Sua  Reverenza  l'Abate... 

(Le  dame  a  questo  annuncio  si  commuovono,  rompono  l'ordine  fino  allora  te- 
nuto e  rumorosamente,  con  piccoli  gemiti  di  gioja,  attorniano  il  nuovo 
personaggio,  soffocandolo  quasi  sotto  le  cortesie). 

LE  DAME. 

L'Abate  ! 
È  l'Abate  1 

I  CAVALIERI. 

È  l'Abate  ! 

I  MARITI. 

Finalmente  ! 

LE  DAME. 

Venite  da  Parigi  ? 
TUTTI. 

Da  Parigi  ? 

LE  DAME. 

Sì  ? 

I  CAVALIERI. 

Dite? 

I  MARITI. 

Che  novelle  della  Corte? 

LE  DAME. 

Noi  siam  curiose  ! 

I  CAVALIERI. 

Presto  1 
TUTTI. 

Dite!  ditel 

L'ABATINO  (graziosamente    lusingato    da    quella    dimostrazione    bacia    molte 

mani  e  fa  inchini  che  sembrano  genuflessioni). 
(La  Contessa  intanto  lo  serve  personalmente  di  una  marmellata.) 

L'ABATINO. 

Debole  è  il  Re... 

MARITI. 

Ha  ceduto? 

L'ABATINO. 

Fu  male  consigliato  !... 


15  ANDREA  CHENIER 

CONTESSA. 

Necker  ? 

L'ABATINO. 

Non  ne  parliamo  ! 

(Degusta  la  marmellata  sospirando  in  atto  di  suprema  alflizione.) 
TUTTI. 

Quel  Necker!... 

DAME. 

Noi  moriamo 
dalla  curiosità  ! 

L'ABATINO  (questa  volta  attacca  risolutamente  la  marmelata  penetrandovi  an 
tutto  il  cucchiajo). 

Abbiamo  un  Terzo  stato  ! 
TUTTI. 

Oh!  Ah!  Ah!  Oh! 
Ma  no  !  Ma  no! 

L'ABATINO. 

E  ho  veduto 
offender... 


TUTTI. 
L'ABATINO. 

TUTTI. 
DONNE. 
L'ABATINO 
CONTESSA. 


Chi? 

La  statua 
di  Enrico  IV  ! 

Orrore! 

Dove  andremo  a  finire  ?... 

Così  giudico  anch'io  ! 


Non  temono  più  Dio  ! 

(L'Abatino  consegna  ad  un  donzello  la  sua  tazza.) 
L'ABATINO. 

Assai,  madame  belle, 

sono  dolente  de  le  mie  novelle— 

FLÉVILLE  (affettatissimo,  in  atto  da  inspirato). 

Passiam  la  sera 

allegramente!   —  Della  primavera 

a  i  zefiri  gentili 


QUADRO  PRIMO  16 


codeste  nubi  svaniranno!  Il  soie 
noi  rivedremo  e  rose  e  gigli  e  viole, 
e  udrem  ne  l'aria  satura  de'  fiori 
Teco  ridir  l'egloghe  de'  pastori  — 


itd  ecco  a  un  tratto  escire  alcune  pastorelle  che  in  vaghe  pose  si  fanno  in- 
torno a  Fléville  che  meravigliato  le  guarda. 

Dalla  cantoria,  nello  stesso  tempo,  viene  sospirando  un  susurro  di  violini  imi- 
tanti il  vento.  —  Le  pastorelle,  durante  il  piccolo  preludio,  compongono 
graziosissimi  gruppi   a  gesti,  a  movenze,    a    pose    svenevoli    ed    affettate. 

—  Intanto  le  dame  guardano  sedute,  mentre,  dietro,  in  piedi,  alla  sedi» 
di  ogni  dama,  stanno  i  rispettivi  cavalieri.  —  I  mariti  giuocano  nel  fondo. 

—  Fléville  solo  è  lasciato  in  mezzo  ai  pastori  del  suo  romanzo.  —  Chénic- 
ìn  disparte,  sommamente  annojato,  osserva.  —  Maddalena  si  sente  attratta 
verso  di  lui;  sovente  essa  lo  guarda  osservandolo  profondamente.  —  Dal 
fondo  appare  qualche  volta  la  faccia  pallida  di  Gerard  come  una  minaccia. 

—  Il  susurro  dei  violini,  le  pose  delle  pastorelle  fanno  andare  in  solluchero 
i  cavalieri  e  sdilinquire  le  dame. 

Tronche  e  gaje  esclamazioni,  quasi    gemiti,  escono    dai   loro  petti.) 

—  O  soave  bisbiglio  ! 

—  È  il  vento  ! 

—  È  zefiro  L. 

—  È  mormorio  di  fonte  L. 

—  È  fruscio  d'ali 
Bacio  è  di  nubi  !... 

Molce  il  cuor! 

—  •    Vallea 
veggiamo  aprica! 

—  Io,  un  prato  ! 

—  Un  ruscelletto 

—  ascolto  mormorar  ! 

—  Parlan  le  fronde  ! 

—  Sospira  un  salce  ! 

—  Querula  la  canna 
di  Dafne  geme. 

—  Ecco  il  suo  gregge  ! 

—  Rezzo 
divin  ! 

Sublime! 


17  ANDREA  CHENIER 


FLÉVILLE   (scoppiando  quasi  in  pianto  per  la  commozione  e  per  la  vanita). 

È  questo  il  mio  romanzo! 

LE  PASTORELLE  (imitando  il  sospirare  dei  pastori). 

Pastorelle,  addio  !  Ne  andiamo 
verso,  ahi!  lidi  ignoti  e  strani! 
Ahi!  sarem  lungi  dimani! 
Questi  lochi  abbandoniamo  ! 
Non  avrà,  fino  al  ritorno, 
gioje  il  cuore  ! 

Non  piacer  fino  a  quel  giorno, 
non  amore! 

(Lungo  sospiro.  —  I  cavalieri  sospirano,    le  dame    piagnucolano,  i  mariti  gio- 
cano sottovoce  per  non  disturbare.) 

PASTORELLE  (alla  loro  volta,  rispondono). 

O  pastori,  ahi  !  che  dolori 
agli  acerbi  vostri  detti! 
Treman  dentro  ai  nostri  petti 
languidetti  i  nostri  cori! 
Ed...  ahi  !  ahi  !  fino  al  ritorno 
che  cruciori  ! 

Non  piacer  fino  a.  quel  giorno, 
non  amo:  i  ! 

(Un  subisso  di  applausi  prorompe  da  quella  comitiva  commossa.) 


(Intanto  alcune  dame  insistono  animatamente  coli' Abatino,  questi  si  schermisce 
vezzosamente,  ma  quelle  gli  fanno  forza  e  lo  trascinano  in  mezzo  alla 
sala  perchè  vi  declami  qualche  brano  di  sue  poesie.  —  L'Abatino  sta  muto 
gli  occhi  al  cielo...  ad  invocarvi  1'  inspirazione.) 

L'ABATINO  (sorride  a  una  subitanea  idea  e  con  fare    maliziosetto  annuncia) 

u  li  Volpe  e  T  Uva,  favola. 

(Si  fa  un  profondo  silenzio.) 

*  Un  volpe  rodomonte  —  sospinto. dalla  fame 

■  sovra  alta  vite  tremula,  vermilia 

a  rama  carca  di  grappoli 

■  adocchia  e  cura 

"  ammaliato. 


QUADRO  PRIMO  18 


"  Ma...  oh  !...  come...  come 

■  tropp*  alto  pende  il  pampino! 

"  E  il  volpe  esclama  :  Oh,  cosa  vana 

"  l'uva  immaturai   — 

u  E,  sospirando,  s'allontanai 

«{ride,  e  con  lui  ridono  piacevolmente  le  dame;  ma  l'Abatino  con  uno  sguardo 
pieno  di  sottintesi   rivolgendosi   al  suo  uditorio,  dimanda:) 

u  Del  volpe  chi  sa  il    nome?... 

<S»   fa   ancora  più   profondo  il    silenzio    pieno    di    aspettativa,  e  l'Abatino  con- 
clude  veramente  da  grande  attore  nel  modo  di  dire   e  nel  gesto  :) 

"  Terzo  stato  !  „ 

(e  £li  applausi  e  le  risate   fanno   tremare  i   vetri  della  serra.) 


<La  Contessa  si  avvicina   a  Chénier.) 
CONTESSA. 

Signor  Chénier... 

CHÉNIER 

Madama  la  Contessa? 
CONTESSA 

La  vostra  Musa  tace? 

CHÉNIER. 

E  una  ritrosa 
che  di  tacer  desia. 

•CONTESSA  (ironica). 

La  vostra  Musa  è  la  Malinconia! 

(e   si   allontana  agitando  piccata   il  ventaglio,  dicendo   a   Flévillrj 

Davver  poco  cortese  ! 

FLÉVILLE. 

È  un   po'  bizzarro  ! 

ABATINO. 

Musa  ognor  pronta  è  donna  a  molti  vieta!... 
CONTESSA. 

Musa  ognor  pronta  !...  È  ver...  Ecco  il    poeta  !... 

«Prende  il  braccio  dell'Abatino  e  con  lui  si  avvicina  a  Fiorinelli,  inducendolc 
gentilmente  al  clavicembalo.  Maddalena,  che  con  alcune  giovani  amiche  ha 
mentito  la  risposta  data  da  Chénier  a  sua  madre  e  che  le  sue  amiche 
hanno  vivacemente  commentalo,   se  !«•   raccoglie   intorno  e  dice  loro.) 


19  ANDREA  CHENIER 


MADDALENA. 

Io  lo  farò  poetare!  Scommettiamo?... 

(e  si  avvicina  a  Chénier,  seguita    dalle  amiche,  mentre    Fiorinelli  incomincia 


MADDALENA. 

Al  mio  dire  perdono  ed  al  mio  ardirei... 
Ma  viva  bramosia 

mi  spinge...  Poi...  son  donna  e  son  curiosa! 
Bramo  di  udire... 

cerca  un  po'  l'insolenza  che  può  colpire  Chénier,  dà  una  rapida  occhiata  alle- 
amiche  e  dice  :) 

un'egloga  da  voi  o  una  poesia 
per  monaca  o  per  sposa. 

LE  AMICHE. 

Benissimo! 

(e  aggiungono  in  coro,  sottolineando  1'  ironia  di   Maddalena) 

Per  monaca  o  per  sposa! 

CHÉNIER. 

Desio  che  muove  da  due  labbra  rosa 

è  comando  gentile  a  gentil  cuore. 

Ma  —  ohimè  —  la  fantasia 

non  si  piega  a  comando  o  a  prece  umile... 

è  capricciosa  assai  la  poesia... 

a  guisa  dell'amore!... 

(Alla  parola  u  amore  „  Maddalena  e  le  ragazze  escono  fuori  in  una  rumorosa 
risata.  Fiorinelli  interrompe;  tutti  si  avvicinano  al  gruppo  di  Chénier  <* 
Maddalena.) 

CONTESSA. 

Perchè  ridete  voi  ? 

-  Che  c'è? 

-  Che  c'è?... 
— -            Che  avviene  ? 

-  Dite! 

LE  AMICHE  (sempre  ridendo.  Chénier  interdetto  ascolta). 

Udite  !  Udite  che  il  racconto  è  bello  ! 
Il  poetino  à  caduto  in  un  tranello. 


QUADRO  PRIMO  20 


MADDALENA. 

A  tua  preghiera,  mamma,  disdegnoso 
opponeva  un  rifiuto... 

Allor  bizzarro 
pensier  mi  venne... 

4-E  AMICHE 

È  vero... 

La  vendetta  ! 

MADDALENA. 

Io  dissi:    Scommettiamo?... 
CONTESSA  E  TUTTI. 

Di  che  cosa  ? 

MADDALENA. 

Che  nel  risponder  alle  preci  nostre 
volgarmente  parlato  avria  d'amore. 

CONTESSA. 

Ebben? 

TUTTI. 

Ebben? 

CHÉNIER  (in  atto  di  preghiera). 

No,  signorina! 

MADDALENA. 

Ebbene... 

(imita   Chénier) 

Levò  la  fronte  al  cielo  !  — 

Chiamò  la  Musa!  —  E  la  implorata  musa 

per  sua  bocca  ridisse  la  parola 

che  a  me  voi, 

(si  rivolge  ad  un  vecchio   ridicolo) 

voi, 

(a  un  abate) 

e  voi, 

(a   un  marchesa   grasso 

e  voi,  più  volte 

(a   un  giovinotto  strano  per  la  sua  bruttezza) 

a  me  dite  ogni  sera...  senza  Musa. 

(tutti  ridono) 
^Chénier  pallidissimo    guarda    quella    fanciulla  e  stendendo  la    mano    verso  di 
lei   la  costringe  ad  ascoltarlo.) 


21  ANDREA  CHENIER 


CHÉNIER. 

Colpito  qui  m'avete...  ov'io  geloso 
celo  il  più  puro  palpitar  dell'anima. 

(accenna  il  cuore) 

Or  vedrete,  fanciulla,  qual  poema 

è  la  parola   "  Amore  „  per  voi  schernol 

(Sorpresi  tutti  all'armonia  strana  di  quella  voce  dolcissima,  tutti,  cavalieri» 
dame,  abati,  stanno  curiosi   ad   udirlo  ) 

Un  dì  all'azzurro  spazio 

guardai  profondo, 

e  ai  prati  colmi  di  vide, 

pioveva  l'oro  il  sole 

e  folgorava  d'oro 

il  mondo  : 

parea  la  Terra  un  immane  tesoro, 

e  a  lei  servìa  di  scrigno  il  firmamento. 

Dal  cuore  de  la  Terra  a  la  mia  fronte 

veniva  una  carezza  viva,  un  bacio. 

Gridai,  vinto  d'amore:  T'amo,  t'amo 

tu  che  mi  baci,  tu  divinamente 

bella,  o  patria! 

E  volli  pien  d'amore 

pregar  !... 

Varcai  d'una  chiesa  la  soglia; 
là  un  prete  ne  le  nicchie 
de*  santi  e  de  la  Vergine 
accumulava  doni...  e  al  sordo  orecchio 
un  tremulo  vegliardo  invano 
chiedeva  pane  e  invan  stendea  la  mano! 

(l'Abatino  e  con  lui  altri  abatini  si  levano  scandalizzati) 

Entrai  nell'abituro; 

un  uom  vi  calunniava  bestemmiando 

il  suolo  che  l'erario  a  pena  sazia 

e  contro  a  Dio  scagliava  e  contro  a  li  uomini 

le  lacrime  de'  figli. 

(questa  volta  sono  i  cassieri  generali  che  gesticolano  animatamente,  ro»a* 
dalla  collera,  contro  Chénier.  —  Gerard  solo,  vinto  alla  eloquenza  di  Chémert* 
lo   ascolta   dal  fondo  della  serra  agitatissimo.) 


QUADRO   PRIMO  Vi 


(a    Maddalena) 

In  cotanta  miseria 

e  di  cose  e  di  genti  —  qui  la  patrizia  prole 

a  che  pensa  e  che  fa  ? 

te  con  un  rapido  colpo  d'occhio  abbraccia  tutto  quel  bizzarro  quadro  di  g«i<> 
denti  di  tutte  le  età  che  sdegnosi  o  minacciosi  o  sprezzanti,  lontani  o  vicini. 
fingono  di  non  udirlo  o  lo  ascoltano  altezzosi) 

Sol  l'occhio  vostro  esprime  umanamente 

qui  un  guardo  di  pietà, 

ond'io  ho  guardato  a  voi  sì  come  a  un  angelo. 

E  dissi  :  Se  bugiardo  fu  il  miraggio 

che  mi  venne  dal  sole, 

eccola  la  bellezza  della  vita 

nel  glauco  raggio 

soave  di  pietà  che  vibra  in  voi! 

Ma,  poi, 

a  le  vostre  parole, 

un  novello  dolore 

m'ha  còlto  in  pieno  petto:.... 

•%'  interrompe  e  guardando  Maddalena  le  dice  con   estrema   dolcezza) 

O  giovinetta  bella,  d'un  poeta 

non  disprezzate  il  detto  : 

Udite!  —  Amate  pria 

e  prima  di  schernir  sappiate  Amore! 

Allora  da  quella  folla  dorata  erompe  un  urlo  di  sdegno.  Fléville  si  scusa  coli- 
Contessa.  —  L'Abatino  è  rosso  e  si  agita  a  gran  gesti,  furibondo,  intorno, 
a  Chénier.  —  I  giovani  violentemente  si  aggirano  come  per  provocarlo.  - 
Maddalena  allora  risolutamente  si  frappone  e  con  un  gesto,  imposto  silenzio 
commossa  dice  a  Chénier  :) 

MADDALENA. 

Perdonatemi  1 

(Chénier   commosso   si   allontana  e   scompare.) 


CONTESSA   (scusando  Maddalena  cogli   invitati). 

Creatura  strana  assai!  Va  perdonata!.. 
È  capricciosa  e  un  po'  romantichetta. 


23  ANDREA  CHÉNIER 


(Ma   il  preludio  di  una  gavotta  viene  dall'alto  della  cantoria  e  la  Contessa  dice:) 

Ma...  udite!...  È  il  gajo  suon  de  la  gavotta. 
Su,  cavalieri!   —  Ognun  scelga  la  damai... 

\ Mentre  i  servi  fanno  posto  e  i  cavalieri  e  le  dame  si  preparano,  lontanissime 
appena  distinte,  si  sentono  venire  avvicinandosi  confuse  cantilene.) 

LE  VOCI  (si  avvicinano.  —  Sono  lugubremente  dolorose,  gemiti  che  risuo- 
nano cupi   s  minacciosi). 

La  notte  e  il  giorno 

portiamo  intorno 

il  dolore;  — 

Siam  genti  grame 

che  di  fame 

or  si  muore  ;  — 

A  mammelle  avvizzite 

chieggon  le  vite 

de*  bimbi  moribondi! 

Affamate,  languenti 

cadiam  morenti 

sovra  suoli  infecondi! 

(All'arco  d'ingresso  della  serra  appare  Gerard  alla  testa  di  una  folla  di  gente 
livida,  stracciata,  languente,  d'uomini  emaciati,  di  donne  stremate  con 
dei  bimbi  scheletriti  a  braccia,  che  imitando  1"  annuncio  di  maggiordomo:) 

GERARD  (grida). 

È  Sua  Grandezza  la  Miseria  1 

(mentre  quegli   straccioni,  lamentosamente  stendendo  le  mani,   snsurrano:) 

Anime  umane, 
deh,  le  nostre  preghiere 
non  ci  tornino  vane  ! 
Genti  cristiane, 
sollievo  a  queste  fiere 
torture  aspre,  inumane! 

CONTESSA  (livida  dall'ira). 

Chi  ha  introdotto  costoro  ? 

GERARD. 


CONTESSA  (ai  suoi  valletti,  lacchè). 

Questa  ciurmaglia  via! 


Io,  Gerard  ! 


(a  Gerard) 

E  tu  pel  primo  ! 


QUADRO  PRIMO  24 


Saia  ecco  accorrere  il  vecchio  giardiniere,  il  padre  di  Gerard,  che  si  butta  io 
ginocchio  avanti  alla  Contessa:  Gerard  corre  sdegnalo  a  rialzare  tua 
f  jdre  dicendo  fieramente  alla  Contessa) 

-GERARD. 

Sì,  me  ne  vo   —   Contessa  ! 

questa  livrea  —  m'  è  di  tortura; 

è  vile  per  me  il  pane 

che  qui  mi  sfama  ! 

La  voce  di  chi  soffre  a  sé  mi  chiama  ! 

Vien,  padre  mio,  con  me  ! 

Perchè  ti  curvi  ai  pie 

di  chi  non  ode  voce  di  pietà  ? 

(poi,  strappandosi  la  livrea  di  dosso,  grida:) 

Dalle  mie  carni  giù  questa  viltà 

CONTESSA  (imbizzita). 

Via!...  Vial...  Via  L. 

(Il  Maestro  di  Casa,  i  servi,  i  lacchè,  gli  staffieri,  respingono  la  folla.  —  La 
Contessa  si  lascia  cadere  sul  sofà  ansante  dalla  bile  che  la  soffoca  mentre 
la   folla  si  allontana. 

Gerard  costringe  suo    padre  ad    allontanarsi    con  lui.) 


CONTESSA. 

Ah,  quel  Gerard  !...  L'ha  rovinato  il  leggere  l... 
Credetemi....  Fu  T  Enciclopédia!.... 
Ed  io...  che...  tutti  i  giorni...  facevo  l'elemosina 
e...  a  non  fare...  arrossire...  di  sé  la  povertà... 
perfin  m'ho  fatto un  abito  costume  di  pietà!.. 

i  ai  lascia  cadere  come  svenuta  sull' azzurro  sofà.  —  Un  gran  da  fare  in  tutti!... 
—  chi  vuol  somministrarle  goccie  del  General  Lamothe,  chi  d'Inghilterra, 
chi  invece  vuol  slacciarle  il  busto    Questo  la  fa  rinvenire.) 

(al  Maestro  di  Casa  che  torna) 

Son  tutti  andati? 

MAESTRO  DI  CASA. 

Sì. 

CONTESSA  (agli  invitati). 

Scusate  !  L'interrotta, 
mie  dame,  ripigliamo,  gentil,  nobil  gavotta 

(ai   cavalieri) 

Invitate  le  dame  ! 

Ritorni  l'allegria  I 


QUADRO  SECONDO 


La  scena  a  destra:  nel  primo  piano  un  altare  dedicato  a  Marat, 
sopportante  il  suo  busto,  avanti  al  quale  stanno  appese  collant 
di  fiori  appassiti,  nastri,  e  una  lampada  spenta.  Il  dado,  il  piede- 
stallo e  i  gradini  sono  qua  e  là  coperti  di  cartelli  appiccicativi  sopra. 
Uno  dice:  Unità  e  individualità  della  Repubblica!  un  altro: 
Libertà,  Eguaglianza,  Fratellanza!  un  terzo,  più  terribile:  Così, 
o  Morte!  altri  sono  solamente  votivi  e  si  accontentano  di  un: 
Gloria  a  Marat  !  qualche  altro  non  è  che  un  avviso  teatrale  e  an- 
nuncia pomposamente  il  :  Gran  Yerodramma  pantomimo-li- 
rico di  X  Y  Z. 

A  sinistra:  nel  primo  piano  la  terrazza  del  Feuillants  e  il  Caffè  Hot- 
tot;  tavolini  e  sedie  fuori  all'aperto  tra  alberi  e  vasi  enormi  di  fiori. 

Nel  fondo:  l'ex  «  Cours-la-Reine  »  che  diagonalmente  attraversa  la 
scena,  allargandosi  a  destra,  restringendosi  a  sinistra,  difeso  dalla 
Senna,  che  gli  scorre  parallela:  da  parapetto,  platani,  lanterne.  Di 
scorcio,  obliquamente,  il  ponte  Peronnet  che  attraversa  la  Senna 
e  conduce  al  palazzo  dei  Cinquecento. 


È  una  giornata  del  giugno  del  1794  nel  pomeriggio. 

La  scena  è  animatissima.  Alla  terrazza  del  Caffè  vi  è  discreta  af- 
fluenza di  avventori.  Vi  si  distingue  la  mulatta  Bersi  per  la  sua  accon- 
ciatura bizzarra  in  contrasto  colla  tinta  olivastra  della  sua  pelle  e  per 
quell'esagerato  modo  di  vestire  che  fa  già  qualificare  la  donnina  ele- 
gante di  allora  per  una  Meravigliosa,  prodotto  voluttuoso  che,  da  poco 
tempo,  coli'  Incredibile,  non  ostante  il  Terrore,  osa  mostrarsi  in  pub- 
blico e  gittare  il  suo  lusso  e  la  sua  risata  gaja  come  una  sfida  audace. 


27  ANDREA  CHENIER 


Infatti  là  vi  è  ascoi tatissimo  un  Incredibile,  sbalodditivamenie  elegante, 
coll'abito  a  grandi  risvolti,  colletto  nero,  parrucca  bionda,  il  randello 
Costituzione  e  il  mento  immerso  nella  immensa  cravatta,  che  non 
lascia  mai  di  osservare  attentamente  tutto  quanto  fa  la  Bersi  e  ne 
scruta  ogni  sguardo,  gesto  e  parola.  Presso  all' 'altare  stanno  il  San- 
culotto Mathieu  detto  Populus  e  la  Carmagnola  Orazio  Coclite, 
costui  forse  chiamato  cosi  per  una  gran  benda  nera  che  di  sotto  al 
berretto  frigio  gli  copre  l'occhio  sinistro. 

Andrea  Chénier  siede  tutto  solo  ad  un  tavolino  in  disparte. 


MATHIEU  «  POPULUS  „  (indica  ad  Orazio  Coclite  il  busto  di  Marat  che  egli 
ha  tolto  dall'altare  e  ripulisce,  a  sferzate  energiche  di  fazzoletto,  dalla 
polvere). 

Per  1*  ex  inferno  ! 

ecco  ancor  della  polvere 

sul  capo  di  Marat  !.... 

(strizza  l'occhio  all'amico  e  con  una  rapida  mossa  di  capo  accenna  verso  il 
Caffè  Hottot  alla  Bersi,  borbottando  sospettoso) 

Che  ci  covasse  scherno  ?.... 
Ah,  troppo  spesso 
da  un  poco  sgualdrineggiano 
quelle  donnine  lai... 

(trincia  l'aria  con  un  gran  gesto  di  gigantesca  falciata.  La  Carmagnola  ride 
col  suo  occhio  solo,  egli  pure  sottolineando  il  gesto  dell'amico  con  un 
altro  pure  minaccioso.) 

MATHIEU  (ripone  con  riguardi  pieni  di  devozione  il  busto  sull'altare  escla- 
mando :) 

È  maleL.  male!...  male! 
Benedetto,  o  Rasojo  nazionale!... 
Tu  sol,  tu  solo  non  risenti  il  sesso!... 

(Ma  dal  Ponte  Peronnet  e  dai  due  sbocchi  dell'ex  Cours-la-Reine,  pei  giardini 
delle  Tuileries,  si  rovesciano,  urlando  a  squarciagola,  agitandoli  alto  colle 
mani,  i  giornali  che  vendono,  dei  ragazzi  rivenditori  di  giornali,  piccoli 
straccioni  in  berretto   irigio.) 

MATHIEU  POPULUS. 

(compera  un  giornale  e  siede  comodamente  col  suo  indivisibile  Orazio  Co- 
clite sui  gradini  del  Reposoir  Marat  per  leggerlo.  Lo  apre,  lo  distende,  ma 


QUADRO  SECONDO  28 


a  un  tratto  gretta  un  grido  di  sdegno,  strappa  il  giornale,  fa  un  gesto  di 
minaccia,  cerca  con  una  torva  occhiata  il  birichino  del  giornale,  ma  gli 
strilloni  sono  spariti  già,  chi  da  una  parte,  chi  d;.lPaltra) 


M*  ha  appioppato  un  giornale 
di  cinque  mesi  fa! 


BERSI  (all'Incredibile,  accortasi  di  essere  spiata  guardandolo  fisso  negli  occhi). 

È  ver  che  Robespierre  allevi  spie?... 

L'INCREDIBILE  (alla  sua  volta  fissando  audacemente  Bersi) 

Vuoi  dire,  cittadina  "  Osservatori 
dello  spirito  pubblico...  „ 

BERSI. 

Come  tu  vuoi. 

L'  INCREDIBILE. 

Non  so, 

(subito» 

né  lo  posso  sapere! 

(fissando  ancora  gli  occhi  ostinati  in  quelli  della  Meravigliosa) 

,Hai  tu  a  temere? 

BERSI  (arrossendo,  ma  vedendo  che  l'attenzione  di  tutte  e  di  tutti    pet>a    su 
lei,  si  rimette). 

Temer?...  Perchè?  Perchè  temer  dovrò? 

Non  sono,  come  te,  una  vera  figlia 

autentica  della  Rivoluzione? 

Amo  viver  così!...  Vivere  in  fretta 

di  questa  febbre  gaja  d'un  godere 

rapido,  acuto  e  quasi  inconsciente  !... 

Qui  il  giuoco  ed  il  piacere...  là  la  morte  !... 

Qui  il  suon  de  le  monete  e  il  biribisso  ! 

Laggiù  il  cannone  e  il  rullo  de'  tamburi  ! 

Qui  inebria  il  vino...  laggiù  inebria  il  sangue 

Qui  riso  e  amore; 

(indica  verso  il  palazzo  dei  Cinquecento) 

là  si  pensa  e  s'odia  ! 


^29  ANDREA  CHENIER 


Qui  la  Meravigliosa  e  V  Incredibile 

che  brindan  col  Bordeaux,  collo  Sciampagna; 

iAfferra  un  bicchiere  colmo  di  Sciampagna  e  additando  verso  l'ex  Cours- 
la'Reine  di  dove  sbocca  il  "  piccolo  paniere  „  carico  di  condannati  condotti 
alla  ghigliottina.) 

le  mercatine  là  e  le  pescivendole 
e  la  carretta  di  Sanson  che  passa  ! 

(e  vuotato  il  bicchiere  ridendo,  corre  via  dietro  alla  carretta  dei  condannati 
che  passa  rapidamente  attraverso  al  fondo.) 


L'INCREDIBILE  (fra  se,  guardando  dietro  a  la  Bersi,  mentre  si   allontana) 

No,  non  m'inganno!  Era  proprio  con  lei 
la  bella  bionda!...  Ho  scovato  la  traccia!... 

(estrae  di  tasca  un  piccolo  taccuino  e  vi  scrive  sa  rapidamente:) 

La  cittadina  Bersi,  far  sospetto 

di  corruzione  non  spontanea; 

guardò  Chénier  di  sottecchi.  Osservarla! 

Andrea  Chénier  per  qualche  ora  in  attesa 

con  febbril  ansia  evidente.  Osservarlo! 

(e  si  allontana  verso  il  fondo) 


(Roucher  entra  dal  Coursla-Reine.) 
CHÉNIER  (vedendolo). 

Roucher! 

ROUCHER  (con  gioja). 

Chénierl...  Tutto  il  giorno  ti  cerco! 

(rapidamente  e  sottovoce) 

La  tua  salvezza  tengo!.., 

(gli  mostra  un  foglio' 
CHÉNIER. 

Un  passaporto? 

ROUCHER 

Qui  tutto  intorno  è  periglio  per  te! 
La  tua  preziosa  vita  salva  —   parti! 

CHÉNIER. 

11  mio  nome  mentir!...  Fuggire!...  No!... 
IROUCHER. 

Te  ne  prego,  Chénier! 


QUADRO  SECONDO  30 


•CHÉNIER. 

Credi  al  destino?... 
Io  credo!...  Credo  a  una  possanza  arcana 
che  benigna  o  maligna  i  nostri  passi 
or  guida  or  svia  pei  diversi  sentieri 
de  l' esistenza  umana!  —  Una  possanza 
che  dice  a  un  uomo:   —  Tu  sarai  poeta! 
A  un  altro:  —  A  te  una  spada,  sii  soldato! 
Or  bene,  il  mio  destin  forse  qui  vuoimi!... 

(risoluto; 

Se  quel  che  bramo  mi  si  avvera,  resto  ! 
ROUCHER. 

Se  non  si  avvera?... 

•CHÉNIER  (stringendogli  la  mano). 

Allora  partirò  1 

(poi,  con  grande  dolcezza) 

Seguo  il  destino  umano  delP  amore. 

Io  non  ho  amato  ancor!... 

Pure  sovente  —  nella  vita 

ho  sentita 

sul  mio  cammin  vicina 

passar  la  donna  che  il  destin  fa  mia; 

passare  tutta  bella  —  ideal,  divina 

come  la  poesia; 

passar  con  lei  sul  mio  cammin  l'amori... 

Sì,  più  volte  ha  parlato 

la  sua  voce  al  mio  cuore; 

udita  io  l'ho  sovente 

con  la  sua  voce  ardente 

dirmi:   "  Credi  all'amore; 

tu  sei  Chénier,  amato!  „ 

3e  preso  sottobraccio   Roucher  lo  allontana  dal  caffè  Hottot,  narrandoci  con- 
fidenzialmente) 

Da  tempo  mi  pervengon  strane  lettere 

or  soavi  ed  or  gravi  —  or  rampogne,  or  consiglil 


m 


31  ANDREA    CHENIER 


Scrive  una  donna  misteriosa  ognora! 
In  quelle  sue  parole  vibra  un'anima! 
Chi  sia,  indagato  ho  invano! 

ROUCHER. 

Ancor?... 

CHÉNIER. 

Finora! 
Ma  or  guarda  ! 

(gii  mostra   una  lettera) 
ROUCHER  (legge). 

Qui  un  ritrovo? 

CHÉNIER  (con  un  grido  di  trasporto). 

Ah!  la  vedrò! 

ROUCHER  (sempre  gli  occhf  fissi  sulla  lettera). 

La  misteriosa  alfin  solleva  il  velo!... 

CHÉNIER. 

Non  ridere  ! 

ROUCHER. 

Vediam! 

(prende  la  lettera,  l'esamina  e  sorride  ironicamente   alla  firma  *  Sperania  „j) 

Calligrafìa 
invero  femminili  Carta  elegante!... 

(fiuta  la  lettera) 

Ma,  ohimè!  profumo  *'  alla  Rivoluzione!!  „ 

{restituendo  la  lettera) 

Questo  gentil  biglietto, 

a  profumo  di  rosa, 

provocatore, 

non  m' inganno,  lo  giuro, 

esce  da  un  salottino 

troppo  noto  all'amore: 

Chénier,  te  l'assicuro, 

il  tuo  destino 

ti  ha  dato  il  cuor...  d'una  Meravigliosa 

Riprendi  il  passaporto  e...  via  la  lettera* 

CHÉNIER. 

Non  credo! 


QUADRO  SECONDO 


32 


ROUCHER. 

CHÉNIER. 

ROUCHER. 


Tu  non  credi? 


No,  non  credo! 


La  femminil  marea  parigina 

in  gaje  onde  irrequiete  or  qui  rovescia! 

Io  le  conosco  tuttel  Passeranno, 

ed  io  ti  mostrerò  la  misteriosa! 

CHÉNIER  (colpito). 

Una  Meravigliosa 

la  bella  creatura 

del  mio  pensier  sognata?! 

Non  donna,  ma... 


ROUCHER. 
CHÉNIER. 

ROUCHER. 
CHÉNIER. 
ROUCHER. 

CHÉNIER. 

ROUCHER. 

CHÉNIER. 


...una  cosa. 

Una  caricatura?! 
Una  moda?! 

...Una  faccia  imbellettata! 

La  sconosciuta  mia? 

La  tua  divina 

soave  poesia 

in  fisciù  a  la  Bastiglia!... 

...  ed  il  nero  alle  ciglia?! 

...  e  con  rimesse  chiome!... 


Oh,  cosa  senza  nome!... 

(lacera  la  lettera) 

Accetto  il  passaporto!... 

ROUCHER  (offrendogli  il  passaporto). 

É  provvido  consiglio  ! 


Intanto  presso  il  ponte  Peronnet  si  accalca  gran  /olla  .-.eli' attesa  della  uscite 
Jei  Rappresentanti  dal  palazzo  dei  Cinquecento.  Folla  varia,  diversa  e  strana  1  Tutto 
il  torrente  dell'Opinione  pubblica  è  là  ad  aspettare  l'idolo  dell'opinione  pubblica, 
la  bussola  del  patriotismo  :   Massimiliano  Robespierre. 

Eccoli  i  rappresentanti  della  Nazione  ! 

L'entusiasmo  della  folla  è  alla  maggior  parte  di  questi  uomini  indifferente;  sanno 
che  non  è  per  loro  che  un  uomo  solo  ha  ora  quello  che  da  tanti  secoli  fu  privi- 
legio di  re. 

E  Robespierre  lo  sa  quanto  loro,  ed  è  per  questo  che  egli  sa  essere  solo  in 
quella  folla. 

Eccolo!  Procede  egli  tranquillo  e  borghesemente  bonario  con  quell'enigmatico 
sorriso  che  scarna  ancor  maggiormente  il  suo  profilo  secco  e  procede,  l'Incorruttibile, 
leggermente  curva  la  testa  sulla  spalla  destra,  la  destra  mano  nascosta  nel  suo 
abito  bleu  abbottonato,  la  sinistra  stringe  la  sua  canna  dal  pomo  d'oro.  Passa,  ed 
è  un  agitare  di  fazzoletti,  cappelli,  coccarde,  berretti  frigi;  e  un  grido  immenso 
erompe  da  tutti  i  petti  —  Viva  Robespierre!  —  Le  Mercatine  e  le  Pescivendole 
spingono  un  bambino.  Corre  questi  e  va  ad  offrire  un  mazzo  di  fiori,  e  Robespierre 
lo  solleva  e  lo  bacia.  Le  donne  gli  inviano  sorrisi  e  carezze. 


Vedi?  Dal  ponte  Peronnet 
s'agglomera  la  folla. 

CHÉNIFT? 

La  eterna  cortigiana! 

(con   amarezza) 

Vi  si  schiera 
per  incuivar  la  fronte- 
ai  nuovo  iddio  1 
MATHIEU. 
Evviva  Robespierre! 

CHÉNIER    (accennando    a    Ro- 
bespierre). 

Egli  cammina  solo. 


ROUCHER 

E  quanto  spazio  ad  arte 
fra  il  nume  e  i  sacerdoti  1 
Ecco  Tallienl... 


CHÉNIER. 


L'enigma 


ROUCHER  (accennando  a  Che- 
nier  il  fratello  di  Robespierre 
che  viene  ultimo). 

Ultimo,  vedi? 


CHÉNIER  (ironico). 

Robespierre  il  piccolo! 


Ecco  laggiù  Gerard! 
Gerard!...  Viva  Gerard! 

GERARD  (saluta,  ma  ad  un  cenno  dell' INCREDIBILE  l_._ 

muroso  dalle  file  dei  rappresentanti  e  gli  si  avvicina  "lascia* 
dosi  trarre  da  lui  in  disparte.) 

L'INCREDIBILE  (a  Gerard). 

La  donna  che  mi  hai  chie- 
sto di  cercare 
è  bianca  e  bionda?... 

GERARD  (con  entusiasmo). 

Azzurro  occhio  di  cielo 
sotto  una  fronte  candida; 
bionda  la  chioma  con  ri 
[flessi  d'oro 
una  dolcezza  in  viso 
ed  un  sorriso 
di  donna  non  umano; 
nel  suo  vestir  modesto; 
pudico  velo 
sovra  il  tesoro 
d'un  puro  sen  virgineo 
ed  una  bianca  cuffia  sulla 
[testa. 
Dammi  codesta  crea- 
tura vaga! 
ti  dissi  —  Cerca  !  Indaga  ! 
Dinanzi  mi  è  passata  qual 
[baleno 
un  dì,  ma  poscia 
io  P  ho  perduta! 
Or  più  non  vivo;   peno! 
Mi    salva    tu    da    questa 
[grande  angoscia 
e...  tutto  avrai  !... 

L'INCREDIBILE  (pigliando  al. 
,ote). 


LA   FOLLA    (vedendo    compa 
rire  Massimiliano  Robespierre) 

Evviva  Robespierre! 
Barère  ! 

Collot   d'Herbois! 
Quello  è  Couthon! 

Saint-Just! 

David 
Tallien  ! 

Frcron  ! 

Barrasi 
Fouché! 


Le  Bas 


Sieyès  ! 


Thuriot  ! 

Carnot  ! 


e  Robespierre  l Stasera  la  vedrai! 


L'INCREDIBILE  segue  sempre  con  vivo  interesse,  attaccandosi  cautamente  ai  loro 
passi,  CHÉNIER  e  ROUCHER.  —  Intanto,  non  ancora  si  sono  allontanati  pel 
Cours-la-Reine  t  rappresentanti  della  Nazione,  che,  ecco,  attraverso  ai  giardini 
delle  Tuileries,  apparire  una  vivacissima  e  gaja  schiera  di  bellissime  donne. 
Sono  le  MERAVIGLIOSE!...) 
La  BERSI  viene  ultima,  tiene  un  ventaglio  tragico  detto  «  Sangue  di  Foulon  » 

ventaglio  che  è  un'opinione. 


i  Chénier). 

Eccole!...  Strani  tempi!  Là  vanno  i  pensatori. 
Qui  lo  stormo  chiassoso,  di  que' vivi  bagliori. 
Tu  presso  a  me  ti  poni!  Di  qui  facile  cosa 
sarà  scoprir  chi  sia  la  tua  misteriosa! 


Partiamo  ! 


ROUCHER. 
CHÉNIER. 


Guarda!  Guarda!... 


No!  non  voglio:  partiamo! 

BERSI  (a  Roucher). 

Non  mi  saluti  ? 

(rapidamente  gli  susurra) 

Qui  trattien   Chénier. 
Son  spiata!  qui  fra  poco  tornerò! 


(Ed  ecco  ricomparire  l'Incredibile  che  si  a 
cina  alla  Bersi) 

L' INCREDIBILE. 

Procace  Bersi, 
qui  sono  ancor  per  te!  Meco  giù  scendi? 

BERSI  (sorridendogli  indifferente). 

Per  poco  ? 
L'INCREDIBILE. 

Non  ti  chiedo  che  una  Trenitz, 

BERSI. 

E  perchè  no  ? 
L'INCREDIBILE. 

Scendiam  ? 


BERSI. 


(E  Bersi    segue 
del  Caffé.) 


Scendiam  ! 

nei     sotterrane 


LE  MERAVIGLIOSE  (vedendo  Barras  dis 
dere  nei  sotterranei  del  Caffè  Hottot  ) 


Ah,  riderem  davver. 

È  là  Barras  ! 

La  sua  rivoluzion  nome  ha  "  piacer  „. 

Ci  aspetta  là 

fra  il  giuoco  ed  il  bicchier. 

Siam  Riso,  siamo  Baci,  siamo  Amor 

anche  in  dì  di  Terror. 

Uno  oggidì  baciato  diman  muor.... 

Vedove....  e  spose  ognor. 

Repubblicani,  eroi  o  aristocratici 

che  importa  a  noi, 

purché  sia  Amor  ? 

Amante  innamorato 

così  lo  vuole  il  cuor 

soltanto  e  ognor!... 

Siam  Riso,  siamo  Baci,  siam  l'Amor... 

Vedove....  e  spose  ognor  !... 


(e  —  ridendo  —  ondeggiandosi  sulle 
canne  —  passano  e  scendono  giù  a 
della  danza,  del  giuoco,  nei  sotter 
Caffè.) 


35  ANDREA  CHENIER 


CHÉNIER. 

Una  meravigliosa  ! 

ROUCHER. 

Ho  indovinato? 
Son  male  esche  d'abbocco  !... 
CHÉNIER. 

Tuttavia... 
Che  mi  vuol  dir?*.. 

ROUCHER. 

E  sera!...  Ora  propizia! 

(fa  il  gesto  di   fuggire) 

E  all'alba  di  domani...  Via!...  In  cammino! 

CHÉNIER  (con   disperazione). 

O  mio  bel  sogno,  addio  !... 

(Ecco  infatti  ritornare  la  Bersi.) 
BERSI. 

Andrea  Chénier! 

(L'Incredibile  appare  dietro  un  vaso  di  fiori  e  osserva    e  ascolta.) 

Fra  poco,  a  te,  una  donna  minacciata 
da  gran  periglio  qui  verrà. 

(indica  l'altare  di  Marat) 

Là  attendi  ! 

(1/  Incredibile  scompare  rapidamente.) 
CHÉNIER  (trattenendola). 

Dimmi  il  suo  nome!... 

BERSI. 

Il  suo  nome...  Speranza  !.. 
ROUCHER. 

La  ignota  tua  scrittrice!...  No...  è  un  tranello! 
CHÉNIER. 

Io  là  verrò  !..,  • 

(Bersi   fugge  v  a) 
ROUCHER. 

È  un  agguato. 

CHÉNIER. 

M'  armerò  !... 

(e  insofferente  d'altri  consigli  si  allontana  bruscamente  da  lui  per  l'ex  Cours- 
la-Reine) 


QUADRO  SECONDO  36 


ROUCHER. 

Ah,  veglierò  su  lui! 

(È  già  sera,  e  col  giorno  l'apparenza  di  gajezza  è  acomparsa.  L' aria  stessa 
appare  livida;  il  ponte  Peronnet  assume  un  aspetto  sinistro.  Il  passo  ca- 
denzato delle  pattuglie  in  diverse  direzioni  completa  il  terrore.  Sì  :  è 
proprio    la  Parigi  del    Terrore. 

Alcuni  accenditori  pubblici  corrono  per  diverse  parti,  uno  accende  i  lampioni 
del  ponte,  un  altro  quelli  dell'  imboccatura  di  Cours-la-Reine,  —  poi 
via,  correndo,  scompajono  tutti  nelle  nebbie  dense  che  già  si  inalzano 
su  per  la  Senna.  —  Passa  un'altra  pattuglia  e  attraversa  il  ponte  Peronnet, 
poscia  tutto  è  profondo  silenzio.  —  Mathieu  riappare.  Viene  a  dar  lume 
alla  lanternina  dell'altare  a  Marat,  canticchiando  la  Carmagnola.) 

L'INCREDIBILE  (esce  guardingo  dal  Caffè  e  va  a  porsi  allo  sbocco  della  via 
laterale  al  caffè,  nascondendovisi  dietro  l'angolo). 

Ed  il  mio  piano  è  fatto!...  Ora  attendiamo! 


(Sul  ponte  Peronnet  appare  una  forma  di    donna  che  si  avanza  cautamente) 
MADDALENA. 

Viene  l'altare... 

(si  guarda  intorno;  è  impaurita  di  quel  silenzio) 

Nessuno  !...  Ho  paura  ! 

L' INCREDIBILE. 

Ecco  già  il  maschio  ! 

(e    guarda,    ritraendosi    giù    per    l'ex    Cours-la-Reine.  —  Infatti  di    là    appare 

l'ombra  di  un  uomo  avvolto  in  un  ferrajolo  a  pellegrina.) 
MADDALENA  (commossa). 

Ah,  è  lui! 


Andrea  Chénier  ! 

CHÉNIER. 

Son  io  !... 

(Maddalena  tenta  parlare,  la  commozione  sua  è    grande    e   non  può  profferire 

parola.)  > 
CHÉNIER  (sorpreso  di  quel  silenzio). 

Deggio  seguirti?... 

(Maddalena  risponde  con  un  gesto:  No!) 

Sei  mandata?... 
Dimmi  da  chi?  Di',  chi  mi  brama! 

MADDALENA.  h 

Io,  sono! 

(e  si  appoggia   tremante  all'altare  pubblico) 


37  ANDREA  CHENIER 


CHÉNIER  (sorpreso  ed  ingannato  all'abbigliamento  da  officiosa  di  lei). 

Tu?  Ebben,  chi  sei?  —  Di' ! 

(L' Incredibile  cautamente  si  porta  più  vicino  ai  due,  nascondendosi  dietro  un 

albero.) 
MADDALENA. 

Ancor  ricordi  ?....  Ascolta  !... 

ie  Maddalena,  per  richiamarglisi  alla  mente,  gli  ricorda  le  parole  che  Chénier 
le  ha  rivolto  la  sera  del  loro  incontro  al  castello  di  Coigny.) 

CHÉNIER  (a  quella  dolcissima  voce,  a  quel  soavissimo  ricordo,  sorpreso,  si 
entusiasma.) 

Sì:  mi  ricordo!..    Udita  io  ti  ho  di  già!... 
Ah  nuova  la  tua  voce  non  mi  parla. 
Ch'io  ti  vegga!... 

MADDALENA  (scostando  la  mantiglia  ed  avanzandosi  sotto  la  luce  della  lam- 
pada che  arde  davanti  all'altare  di  Marat). 

Guardatemi! 
CHÉNIER. 

Ah,  Maddalena  di  Coigny  !... 
L'INCREDIBILE. 

Ah  è  lei  l  La  bionda!...  Or  tosto  da  Gerard! 

(e  cautamente  si   allontana) 
CHÉNIER. 

Voi?  Voi!... 

MADDALENA  (atterrita). 

Guardate  là  !   - 

CHÉNIER. 

Dove? 

MADDALENA. 

Là!...  Un'ombra! 

CHÉNIER  (va  all'angolo  dove  prima  era  l'Incredibile,  ma  non  vede  alcuno) 

Nessun  !...  Pur  questo  loco  è  periglioso 
E  qui...   sola... 

MADDALENA. 

Fu  Bersi  che  P  ha  scelto. 
Or  essa  è  là,  giù,  al  giuoco  e  se  un  periglio... 
ne  minacciasse...  Sono  un'officiosa 
che  le  viene  a  recar  la  sua  mantiglia  ! 

CHÉNIER. 

La  mia  scrittrice?!...  Voi  la  mia  celata 
amica  ognor  fuggente?! 


QUADRO  SECONDO 


MADDALENA. 

Eravate  possente, 
io  invece  minacciata;  — 
pur  nella  mia  tristezza 
pensai  sovente  d'  impetrar  da  voi 
pace  e  salvezza, 
ma...  non  Tosai  ! 
E  ognora  il  mio   destino 
sul  mio  cammino 
vi  sospingea  ! 

Ognora  io  vi  seguivo,  e  strano  assai, 
ognor  pensavo  a  voi 
come  a  un  fratello  !  — 
E  allora  vi  scriveva 
quanto  il  cuore  o  il  cervello 
dettavami  alla  mente. 
Sì,  il  cuore  mi  diceva  che  difeso 
avreste  quella  che  v'  ha  un  giorno  offeso. 

(lussa  un  momento  di  silenzio.  —  Chénier  alla  dolcissima  voce  della  fanciulli 
dimentico  d'ogni  cosa,  ascolta  rapito,  affascinato.) 

Al  mondo  Bersi  sola  mi  vuol  bene 

(è  lei  che  m'ha  nascosta).  Ma  da  un  mese 

v'ha  chi  mi  spia  e  m' insegue.  E  Bersi  pure' 

Mutammo  nascondigli,  e  più  veemente 

era  la  caccia!...  Ove  fuggir?...  Fu  allora 

che  pure  voi  non  più  potente  seppi, 

e  son  venuta.  —  Udite!  Sono  sola  ! 

Son*  sola  e  minacciata!  Io  più  non  reggo1 

Son  sola  al  mondo!  Sola  ed  ho  paura 

Io  spero  in  voi!  Proteggermi  volete? 

CHÉNIER  (con  tutta  la  esaltazione  della  sua  anima) 

Ora  dolcissima, 
sublime  ora  d'amore!... 
Possente  1'  anima 
sfida  il   terrore  !... 

(con  grande  slancio  a   Maddalena1 


39  ANDREA  CHENIER 


Tu  mi  fai  puro  il  cuore 

d'  ogni  viltà  !... 

Bramo  la  vita, 

ma  non  temo  la  morte. 

Ora  dolcissima 

che  segni  la  mia  sorte, 

deh,  rimani  infinita  ! 

(stende  le  mani  in  atto  di  preghiera  verso  Maddalena) 
MADDALENA  (sorridendogli) 

Vicina  nei  perigli?  —  Vicina  nel  terrore?... 

CHÉNIER. 

Sì!  Vieni  al  braccio  mio!  Tu  sei  l'amore  !... 
Fino  alla  morte  insieme? 

(le  porge  il  braccio) 
MADDALENA. 

Fino  alla  morte  insieme! 


(E  Maddalena  prende  il  braccio  di  Chénier.  —  Ma  appena  Chénier  e  Maddalena 
hanno  fatto  pochi  passi,  ecco  dietro  il  Caffè  Hottot  correre  verso  di  loro 
Gerard,  faticosamente  seguito  dall'Incredibile.)  * 

GERARD  (gittasi  risoluto  attraverso  alla  strada  per  impedirla  ai  due). 

Maddalena,  contessa  di  Coigny  ! 

MADDALENA  (riconosce,  rischiarato  come  rimane,  il  viso  di  Gerard,  dalle 
lanterne  del  ponte  Peronnet). 

Gerard  ! 

GERARD. 

A  guisa  di  notturna 
io  vi  ritrovo  a  notte  intorno... 

CHÉNIER  (minaccioso). 

Segui 
per  la  tua  strada  e  non  dar  noja  a  gente 
che  si  rincasa  !... 

GERARD  (avventandosi  contro  Chénier  per  strappargli  Maddalena). 

E  merce  proibita  ! 

(Chénier  leva  rapidamente  lo  stocco  dentro  al  bastone  e  ne  sferza  il  viso  a 
Gerard  che  dà  in  un  urlo  di  rabbia  e  di  dolore.  —  Ed  ecco  accorrere  Rou 
cher.  Chénier  lo  vede  e  gli  addita  Maddalena.) 

Salvala! 

(Roucher  fa   per  allontanarsi  con  Maddalena) 


SECONDO  QUADRO  40 


GERARD  (vedendoli  allontanarsi,  urla  con  voce  che  nulla  ha  più  di  umano 
all'Incredibile). 

Fugge  !...  Inseguila  ! 

,     (mentre,  sguainata  la  spada,  si  getta  contro  a  Chénier) 
ROUCHER  (apiana  contro  all'Incredibile  un  pajo  di  pistole  da  tasca). 

A  te  bada!... 

L'INCREDIBILE  (arretra  e  appigliandosi  a  più  prudente  consiglio). 

Alla  sezione  ! 

(e    fugge) 
GERARD  (buttandosi  contro  a  Chénier). 

Io  ti  rubo  a  Sansoni 

CHÉNIER  (deridendolo  nel  vederlo  battersi  con  altrettanto  coraggio  e  alan- 
cio, quanta  imperizia  nelle  armi). 

Ah,  tu  non  sei  che  un  frate!...  Sei  Chabot?... 

GERARD  (ferito). 

Son  còlto!... 

(cade  sui  gradini  dell'altare  di   Mar-*- 
CHÉNIER. 

L'hai  voluto  !... 

GERARD. 

Odi,  Chénier... 
Fuggi!...  Il  tuo  nome  già  Fouquier  Tinville 
ha  noto!...  Va... 

(il  sangue  gli  sale  alla  gola  ed  è  con  un  rantolo  che  a  fatica   soggiunge) 

Proteggi  Maddalena  ! 

(Si  sente  accorrere  gente  e  la  voce  dell'Incredibile  che  grida:  ■  Al  ponte 
Peronnet!  „  —  Chénier  fugge.  —  Da  tutte  le  parti  irrompe  gente.  —  L'In- 
credibile con  guardie  nazionali.) 

MATHIEU  (riconoscendo  nel  ferito  Gerard). 

Gerard  ferito  ?! 

L'INCREDIBILE. 

Il  feritore... 

GERARD  (sollevandosi,  fa  uno  sforzo  e  guardando  l'Incredibile  trova  ancora 
l'energia  di  impedirgli  di  parlare,  balbettando  :) 

Ignoto  !... 

(e  sviene} 


41  ANDREA  CHENIER 


MATHIEU  (levandosi  ritto  sui  gradini  dell'altare  e  agitando  la  picca). 

L' han  fatto  assassinare  i  Girondini! 

(Un  urlo  terribile  di  minaccia  si  leva.  —  Dal  Caffè  Hottot  sbucano  le  Meravi- 
gliose, giuocatori  e  cittadini  serventi,  tutti  affollandosi  curiosamente  e 
interrogando.) 

Assassinato  ?  Chi  ? 

ALCUNI  (rispondono  confusamente) 

Gerard  1 

LE  MERAVIGLIOSE. 

Gerard  ? 

(Allora  Mathieu  ha  una  grande  idea:  incrocia  la  sua  picca  con  altre  di  alcuni 
Sanculotti  e  alcune  Carmagnole  e  improvvisa  una  barella  sulla  quale  viene 
steso  Gerard  e  portato  a  spalle.  Intorno  al  corpo  grondante  sangue  si 
affolla  quella  tumultuosa  folla,  alla  strana  luce  sanguigna  delle  torcie, 
urlante  nella  notte  resa  più  sinistra  da  lividi  lampi  che  solcano  un  cielo 
nero  e  minaccioso  :) 

Morte  agli  ultimi  Girondini/ 


QUADRO  TERZO 


La  Sezione  prima  del  Tribunale  rivoluzionario  (Comitato  di  Salute 
pubblica).  —  Vasto  stanzone  a  piano  terreno  ridotto  per  una  meta 
(quella  di  sinistra)  a  tribunale,  l'altra  (quella  di  destra),  divisa  du- 
rante i  dibattiti  del  giudizio  da  una  opportuna  sbarra  divisoria,  ri- 
servata al  pubblico. 

Dalle  finestrate  e  dall'arco,  dietro,  l' immenso  sfondo  di  una  larga 
strada  veduta  di  scorcio  e  che  si  perde  entro  a  fitte  case. 


All'alzarsi  della  tela  —  benché  quello  sia  pure  giorno  di  dibatti- 
mento, pure  tuttavia  il  lugubre  locale  presenta  uno  strano  e  ben 
diverso  aspetto.  Sulla  tavola  della  presidenza  sta  collocata  una  colos- 
sale urna  di  legno  dipinto,  imitazione  di  ara  greca,  con  d' intorno  al- 
cuni rappresentanti  del  popolo  dalle  grandi  sciarpe  tricolori  ai  fian- 
chi. —  Presso  all'urna  due  carmagnole  in  berretto  frigio  e  armati  di 
picche  che  vi  fanno  la  guardia,  uno,  naturalmente,  è  Orazio  Coclite, 
cittadino  benemerito.  —  Dietro  la  tavola  quattro  soldati  della  Guardia 
Nazionale,  un  sergente  e  un  uffiziale.  —  Ritto,  isolato  da  tutti,  presso 
all'urna,  sta  il  sanculotto  Mathieu. 

L'altra  metà  dello  stanzone  è  stipato  da  gente  diversa,  la  sbarra 
divisoria  però  non  è  calata  ;  1'  accesso  all'  urna  è  liberissimo.  —  Si 
raccolgono  pubbliche  offerte.  Dietro  la  tavola  un  gran  drappo  trico- 
lore steso  su  due  picche  portante  scritto  :  «  Cittadini  !  la  patria  è  in 
pencolo  !  »  La  patria,  impegnata  nella  sua  formidabile  guerra  contro 
V  Europa  coalizzata,  chiede  oro  e  soldati. 


MATHIEU  (apostrofa,  illustrando  il  suo  discorso  con  osservazioni  sue  perso- 
nali, con  voce  monotona  il  pubblico,  tiene  il  suo  abbruciamola  nella  mano 
e  vi    aspira,    fra  parola  e  parola,  ingorde  boccate). 

(continua  il  discorso) 

...  Dumouriez  traditore  (muoja  presto  !) 
è  passato  ai  nemici  (il  furfantaccio  !  ;  — 


43  ANDREA  CHENIER 


Coburgo,  Brunswick  (Pitt  crepi  di  peste!) 
e  il  vecchio  lupanare  dell'  Europa 
tutta,  contro  ci  stanno  !...  Oro  e  soldati! 
Onde  quest*  urna  ed  io  che  parlo  a  voi 
rappresentiam  l'imagin  della  patria! 

(Un  gran  silenzio  accoglie  il  discorso  di  Mathieu,  però  nessuno  va  ad  offrire) 

Nessun  si  muove?  Che  la  ghigliottina 
ripassi  a  ognun  la  testa  e  la  coscienza! 

(Alcuni,    pochi,  vanno  e  gittano    nella  grande   urna    oggetti  e  denari.  Mathieu 
riprende) 

È  la  patria  in  periglio!...  A  Nostra  Donna 
il  vessil  nero  sventola!  Io  pure 
or,  come  già  Barère,  io  levo  il  grido 
di  Louverture  :  La  libertà  e  patate  ! 

(vedendo  dal  fondo  della  via    sopraggiungere   Gerard  s'interrompe  con  gioja) 

Ma,  to'  :  laggiù  è  Gerard!  Convalescente 
appena  accorre  ove  il  dover  lo  chiama. 
Ei  vi  trarrà  di  tasca  gli  ex  luigi 
con  paroline  ch'io  non  so... 

(volta  le  spalle  al  suo  uditorio  dicendo) 

M' infischio 
io  de*  bei  motti  I...  Ed  anche  me  ne  vanto! 


(Infatti  appare  dalla  via  Gerard  appoggiato  al  suo  ufficioso.  La  folla  si  allarga 
innanzi  a  lui.  L'aspetto  suo  pallido  e  sofferente  gli  dest*  la  simpatia  di 
tutti.  Al  suo  apparire  un  affettuoso  grido  lo  accoglie.) 

TUTTI. 

Cittadino  Gerard,  salute  !... 
—  Evviva  ! 

MATHIEU. 

La  tua  ferita  ? 

GERARD  (commosso). 

Grazie,  cittadini  ! 

(stringe  la  mano  a  molti  che  gliela  sporgono) 

La  forte  fibra  mia  m' ha  conservato 
alla  mia  patria  ancora! 


QUADRO  TERZO  44 


MATHIEU  (indicandogli  l'urna). 

Ecco  il  tuo  posto  ! 

(poscia  sempre  colla  sua  voce  monotona  accennando  al  drappo  si  rivolge  al 
pubblico  ripetendo) 

E  la  patria  in  pe... 

(ma,  accortosi  che  la  pipa  gli  si  è  spenta,  conclude  indicando  Gerard) 

Cedo  la  parola. 

GERARD  (con  vero  accento  di  dolore). 

Lacrime  e  sangue  dà  la  Francia!  Udite  1 

Laudun  ha  inalberato 

vessillo  bianco! 

È  in  fiamme  la  Vandea! 

E  la  Bretagna  ognora  ne  minacciai 

E  Austriaci,  e  Prussiani,  e  Inglesi,  e  tutti 

nel  petto  della  Francia 

gli  artigli  armati  affondano  ! 

Occorre  e  V  oro  e  il  sangue  ! 

L/inutil  oro  e  gemma  ai  vostri  vezzi, 

donne  francesi,  date! 

Donate  i  vostri  figli  alla  gran  madre, 

o  voi,  madri  francesi  ! 

LE  DONNE  (commosse,  accorrono  dapprima  poche,  poscia  alla  rinfusa  e  più 
rumorose,  e  finalmente  con  grande  entusiasmo,  e,  giunte  fra  i  bisbigli  e  i 
susurri  all'  urna,  vi  gittano  dentro  tutto  quanto  hanno  in  dosso  di  denaro  o 
portano  d'ornamento). 

—  Prendi  !...  È  un  ricordo  1 

—  A  te!  Un  anello! 

—  E  un  braccialetto  ! 
Otto  dì  di  lavoro  ! 

—  Una  fibbia  d'argento! 

—  (una  dà  pochi  soldi) 

Quanto  posseggo  ! 

—  (una  scartocciandoli  di  dentro  a  un  pezzo  di  carta) 

Son  due  bottoni  d'oro! 

(ed  ognuna,  gittata  l'offerta,  grida  piena  d'entusiasmo:  Viva,  viva  la  Francial 
—  Il  pubblico  si  entusiasma  alla  sua  volta  ed  ogni  offerta  è  accolta  da  fre> 
menti  grida  d'acclamazione  e  di  gioja   vera.) 


45  ANDREA  CHENIER 


(Ma,  ad  un  tratto,  una  voce  debole  frammezzo  alla  folla  grida.  È  una  vecchia  \ 
LA  VECCHIA. 

Fatemi  largo,  fatemi  ! 

(Tutti,  innanzi  alla  vecchia,  lasciano  il  passo.  È  una  cieca  guidata  da  un  fan- 
ciullo di  quindici  anni.  Essa  volge  intorno  a  sé,  come  per  guardare  due 
occhi  bianchi,  senza  sguardo,  poi,  lentamente,  appoggiata  alle  spalle  del 
fanciullo,  si  avvicina  alla  tavola  mutata  in  altare  della  patria.) 

LA  VECCHIA. 

Son  la  vecchia  Madelon;  mio  figlio  è  morto  ; 
avea  nome  Roger;  morì  alla  presa 
della  Bastiglia;  il  primo  figlio  suo 
ebbe  a  Valmy  galloni  e  sepoltura. 
Ancora  pochi  giorni,  e  io  pur  morrò. 

(spinge  dolcemente  innanzi  a  sé  il  fanciullo,  presentandolo) 

È  il  figlio  di  Roger!  L'ultimo  figlio, 

l' ultima  goccia  del  mio  vecchio  sangue... 

Prendetelo  ! 

Non  dite  che  è  un  fanciullo! 

(e,  preso  il  fanciullo  pel  braccio,  glielo  denuda,  mostrando  agli  uomini  del  Co- 
mitato di  Difesa  che  è  un  braccio  nerboruto  e  forte) 

E  forte!...  Può  combattere  e  morire!... 

(Allora  un  uffiziale  si  avvicina  al  fanciullo  che,  tutto  orgoglioso,  si  impettisce 
imitando  la  posa  di  un  vecchio  soldato,  lo  esamina  e  con  un  gesto  rapido 
accenna  di  accettarlo) 

GERARD  (alla  vecchia). 

Noi  l'accettiamo  !  Dinne  il  nome  suo. 

LA    VECCHIA. 

Roger  Alberto. 

(uno  scrive  il  nome  sul  registro) 
GERARD. 

A  sera  partirà  ! 

(allora  la  vecchia  abbraccia  forte  il  fanciullo  che  la  bacia) 
LA  VECCHIA. 

Prendetemelo  via! 

(balbetta  con  voce  pietosa,  non  trovando  essa  più  la  forza  di  allargare  le  sue 
tremule  braccia  in  quell'abbraccio  che  essa  presente  ultimo.  —  Due  guardie 
nazionali  conducono  via  il  fanciullo.) 

LA   VECCHIA  (appena  si  sente  sola,  si  scuote  e  cerca  intorno  con  un  gesto). 

Chi  mi  dà  il  braccio  ?... 

(Da  quella  folla  molti  accorrono  a  lei  commossi,  e  la  vecchia  Madelon,  così 
come  prima  se  ne  è  venuta,  si  allontana  lentamente,  calma  e  fiera.) 


QUADRO  TERZO  46 


il  Rappresentanti  fanno  ritirare  l'urna  patriotica  e,  firmati  i  verbali  e  stretta 
la  mano  a  Gerard,  si  allontanano. 

Gerard  siede  al  tavolo  e  stende  il  rapporto  pel  Comitato  centrale. 

La  folla  a  poco  a  poco  dirada. 

L'  ufficiale  dà  il  comando,  le  Guardie  nazionali  prendono  il  fucile  e  lo  seguono 
in  drappello. 

Mathieu  con  una  scopa  si  mette  a  spazzare  il  locale  che  in  breve  diverrà  tri- 
bunale, per  trasformarsi  a  sera  in  club. 

L'  Incredibile  entra. 

Intanto,  appena  fuori,  nel  largo  del  crocicchio  avanti  alla  Sezione,  quel  pub- 
blico patriota  che  poco  prima  si  stipava  commosso  intorno  all'  urna  della 
patria,  appena  all'aperto  si  trasforma  energicamente. 

Danzano  tutti. 

La  Carmagnola  è  l'anima  della  strada.) 

Amici,  orsù  I  Beviam  !  Danziam  ognor 
Colmo  bicchier  —  Allieta  il  cor! 

Cantare  e  ber  ! 
Viva  la  libertà!  —  Viva  la  libertà! 

Danziam  la  Carmagnola 
al  tuon,  al  suon  —  del  cannon  ! 

(Mathieu  Populus  ripone  la  scopa  e  siede  su  di  una  panca,  fuori,  presso  alla 
porta  della  Sezione,  a  fumare.) 


(L'Incredibile  si  avvicina  a  Gerard.) 
L'  INCREDIBILE. 

L'  uccello  è  nella  rete! 

GERARD  (con  un  grido  di  gioja). 

Lei  ?!... 

L'  INCREDIBILE. 

No  ;  il  maschio. 
E  al  Lussemburgo  ! 
GERARD. 

Quando  ? 

L'INCREDIBILE. 

Stamattina. 

GERARD. 

E  come? 

L'  INCREDIBILE. 

Il  caso! 


47  ANDREA  CHÉNIER 


GERARD. 

Dove? 

V  INCREDIBILE. 

Là  a  Passy, 
presso  a  un  amico. 

GERARD. 

E  lei? 

INCREDIBILE  (dopo  un  breve  silenzio). 

Nessuna  tracciai 

poi,  subito,  veduta  1'  ironia  che  già  trasforma  a  suo  riguardo  il  volto  di   Ge- 
rard) 

Ma  tal  richiamo  è  il  maschio  per  la  femmina 
che  volontariamente  (penso  e  credo  1) 
essa  a  noi  ne  verrà. 

GERARD  (sfiduciato). 

No;  non  verrà!... 

(Lontano  un  gridìo  acuto  e  confuso  da  ogni  parte.) 
L' INCREDIBILE. 

Ascolta  1 
GERARD. 

Grida  son... 

(ascolta  poi  attentamente) 

Monelli  aizzati. 

L' INCREDIBILE. 

No  ;  i  soliti  strilloni  ! 

(Passa   —   e  lo  si  vede  dall'arco  di  ingresso  della  sezione  —  venendo  dalla  via 
di  destra    —  uno  strillone  che  urla  a  tutta  gola:) 

L'arresto  importantissimo 

d'Andrea  Chénier,  nemico  della  patria! 

(Mathieu  sacrifica  i  suoi  due  liardi  alla  sua  curiosità.) 

Queste  grida 

arriveranno  a  lei  ! 

GERARD  (con  un  debole  atto  di  ribellione,    scostando    da    sé    con    un    gesto 
1'  Incredibile/ 

Va,  tentatore! 

(ma  poi,  come  soggiogato,  lo  richiama  dicendogli) 

E  poscia?...  Ebben? 


QUADRO  TERZO  43 


L'INCREDIBILE  (con  un  eloquente  sguardo  d'ironia). 

Donnina  innamorata 
che  d'aspettar  s'annoja, 
se  è  già  passata 
1'  ora  e  il  perchè  non  sa 
di  quel  ritardo  del  suo  amico  al  nido, 
sfido  !  (e  eh*  io  muoja  !) 
se  la  bella  presaga 
all'  ansia  vinta 

non  ti  discende  ratta  per  la  via 
così,  com'  è,  discinta  ! 
Esce  correndo...  E  indaga! 
E  vola  !  E  scruta  !  E  spia  l 
ToM  passa  uno  strillone?  E  vocia  un  nome? 
Oh,  come  tutta  impàllida  1 
Ma  non  vacilla  o  chinai... 
Possanza  dell'amor! 
In  quel  dolor 

cessa  la  donna  ed  eccola  eroina! 
Tutto  oserà! 

Laonde,  per  mia  scienza 
tu  la  vedrai  !  Pazienza  ! 
Sì,  a  te  verrà! 

(e  assumendo  il  fare  suo  elegante  delle  *  grandi  occasioni  „  conclude:! 

Sì;  questo  è  il  mio  pensiero 
un  po'  incredibil,  ma  altrettanto  vero  ! 

GERARD  (che  si  è  alzrto  e  passeggia  febbrilmente). 

Ah,  ancor  più  fieramente  m'  odiejà  ! 

L'INCREDIBILE  (crollando  le  spalle). 

Che  importa?  Nella  femmina 

vi  sono  assai  distinti  corpo  e  cuore! 

Tu  scegli  il  corpo!  —  È  la  parte  migliore. 

(quasi  imperiosamente  gli  accenna  di  scrivere) 

Stendi  Tatto  d'accusa!  —  Andrea  Chénier 
Sia  tosto  al  Tribunal,  qui,  deferito  ! 
Fouquier  Tinville  aspetta. 


49  ANDREA  CHENIER 


GERARD. 

Ah,  se  avvenisse... 

V  INCREDIBILE. 

Scrivi  !... 

GERARD. 

Ed  essa... 

L'  INCREDIBILE. 

Scrivi  ! 


GERARD  (siede  per  scrivere;  così  quest'uomo,  che  moribondo  o  credendosi 
tale,  ferito  dallo  stocco  di  Chénier,  perdonava  al  suo  feritore  la  sua  vita- 
e  il  suo  amore  perduto,  colle  forze  vitali  sue  sente  rinascere  sopratutto 
l'odio.  *  Il  corpo,  questo  tenace  adoratore  della  vita,  si  ribella  sempre 
contro  i  generosi  slanci  dell'anima.  „) 

(L'  Incredibile  si  allontana  e  va  ad  osservare  sulla  piazza  il  movimento  della 
gente  e  le  mercatine  che  ballano  la  Carmagnola.)  y 

Esito  dunque?  —  Andrea  Chénier  segnato 
ha  già  Fouquier  Tinville  !  —  Il  fato  suo 
è  fisso!  —  Oggi  o  diman... 

(deponendo  la  penna) 

No,  è  vilel  È  vile! 

L' INCREDIBILE  (vedendolo  esitante  ritorna  presso  a  lui) 

Oh,  come  vola  il  tempo  !...  AfFollan  già  le  vie  !... 

(e  si  allontana  di  nuovo.) 
GERARD  (riprende  la  penna  ;  riflette). 

Nemico  della  patria?! 

(ride) 

E  vecchia  fiaba  !... 

(e  scrive) 

Beatamente  ognor  la  beve  il  popolo. 

(riprende  la  penna  e  scrive  ancora) 

Nato  a  Costantinopoli  ?... 

(riflette,  poi  esclama  e  scrive  :) 

Straniero! 
Studiò  a  Saint-Cyr  ?... 

Soldato  !... 

(riflette  ancora,  poi  trionfante  d'una  idea  subito  balenatagli  scrive  rapidamente  4 

Traditore  ! 


QUADRO  TERZO  50 


Di  Dumouriez  un  complice  ! 

È  poeta? 
Sovvertitor  di  cuori  e  di  costumi!... 
Poi...  m'ha  ferito?...  Scrivo  "  odio  politico  1  „ 

(ma  a  quest'ultima  accusa  la  penna  gli  sfugge  dalle  mann 
(Gli  occhi  fissi  e  pensosi  gli  si  riempiono  di  lacrime;  egli  si  alza   e  passeggia 

lentamente.) 
GERARD. 

Un  dì  m'  era  di  gioja  passar  fra  morte  e  morte, 
fra  gli  odi  e  le  vendette,  puro,  innocente  e  forte  ! 
Dà  sangue  or  fango  e  lacrime  la  mia  superba  idea.. 
Un  vii  piccino  io  sono!... 

Gigante  mi  credea!... 
lo  sono  sempre  un  servo!... 

Ho  mutato  padrone!... 
Sono  il  servo  obbediente  di  violenta  passione! 
Ah,  peggio!...  Uccido  e  tremo! 

(sorride  amaramente,  angosciose  ) 

Così  fra  sangue  e  fango 
senza  coraggio  passo,  e,  mentre  uccido,  io  piango  ! 

(la  sua  voce  si  fa  affannosa,  violenta,  a  scatti  e  piena  di  entusiasmo) 

Io  della  Redentrice  figlio  pel  primo  ho  udito 

il  grido  suo  pel  mondo  e  vi  ho  il  mio  grido  unito... 

Or  smarrita  ho  la  fede  nel  sognato  destino?... 

«ri  interrompe  —  le  vecchie  ricordanze  tornano  a  lui  —   la  sua  voce  si  fa  piena 
di  tristezza,  di  rimpianto) 

Com'  era  irradiato  di  gloria  il  mio  cammino  !... 
La  coscienza  nei  cuori  ridestar  de  le  genti  !... 
Raccogliere  le  lacrime  dei  vinti  e  sofferenti  !... 
Vincere  le  tenèbre!...  Diritto  la  Sapienza!... 
Dovere  l'Eguaglianza!...  L'amore  Intelligenza  1... 
Fare  del  mondo  un  Pantheon!...  Gli  uomini  in  dii  mutare 
e  in  un  sol  bacio  e  abbraccio  tutte  le  genti  amare!... 
Ah,  di  Chénier  la  voce  fu,  voce  di  poeta 
che  luminosa  allora  tracciata  m'  ha  la  meta. 
Or  rinnego  il  poeta?  —   Rinnego  il  santo  grido 
che  m*  ha  redento?  —  Ah    in   lui  la  mia  coscienza  uccido  ! 


51  ANDREA  CHENIER 


Sol  Todio!...  L'odio!...  L'odio!...  Io  d'odio  ho  colmo  il  cuore 
e  chi  così  mi  ha  reso,  fiera  ironia!  è  l'amore! 

(con  disperazione) 

Sono  un  voluttuoso!...  Ecco  il  novo  padrone: 
il  Senso!...  —  Bugìa  .tutto  !  Sol  vero  la  Passione! 

(e,  vedendo  ritornare  presso  a  lui  1*  Incredibile,  firma.) 


L»  INCREDIBILE. 

Sta  bene  !  —  Ove  trovarti  se... 
GERARD. 

Qui  resto  ! 

(L' Incredibile  si  allontana  affrettandosi  urtando  in  un  piccolo  ometto  sudicio 
che  entra  tenendo  sotto  braccio  un  gran  fascio  di  carte:  è  il  cancelliere  del 
Tribunale  Rivoluzionario. 

Il  piccolo  ometto  impassibile  e  silenzioso  si  avvicina  a  Gerard  e  sta  in  piedi 
innanzi  a  lui  attendendone  gli  ordini. 

Gerard  gli  consegna  altre  carte  e  con  esse  la  nota  degli  accusati  che  appari- 
ranno fra  poco  avanti  a  quel  tribunale,  nota  nella  quale  Gerard  ha  già 
scritto  come  ultimo  il  nome  di  Andrea  Chénier. 

Il  piccolo  ometto  apre  la  piccola  porta  d'  angolo  e  vi  entra  rinchiudendosela 
dietro.) 


(Ad  un  tratto,  una  donna  scarmigliata  appare  correndo    dalla    via    opposta    a 
quella  per  la  quale  si  è  allora  appena  allontanato  l'Incredibile.  È  Maddalena.) 
MADDALENA. 

Carlo  Gerard  ? 

MATHIEU. 

Sì;  c'è!  —  Entra! —  Sta  lai 

(Gerard  al  fruscio  della  sua  veste  alza  il  capo) 
MADDALENA  (con  voce  tremante). 

Se  ancor  vi  sovvenite 
di  me,  non  so  ! 
%  Son  Maddalena  di  Coigny. 

(interpretando  un  gesto  di  Gerard  come  una  repulsa,    soggiunge  con  voce  im- 
plorante.) 

Ah,  non  m'allontanate!...  Deh,  mi  udite! 


QUADRO  TERZO  02 


GERARD. 

Io  t'aspettava!  Io  ti  voleva  qui!... 

lo  son  che  come  veltri  ho  a  te  lanciato 

orde  di  spie! 

Entro  a  tutte  le  vie 

la  mia  pupilla  è  penetrata 

e  ad  ogni  istante! 

Io,  per  averti  qui,  preso  ho  il  tuo  amante  ! 

MADDALENA  (sorpresa  alla  violenza  del  suo  dire,  rimane  un  momento  atter- 
rita, poscia  vergognata  di  quella  sua  debolezza,  esclama  con  un  accento 
di  disprezzo  indicibile:) 

A  voi!  —  Qui  sto! 
Signore,  vendicatevi  ! 

GERARD  (con  voce  soffocata). 

Non  odio  ! 

MADDALENA. 

Vendicatevi!  Son  l'ultima 
del  nome  mio  ! 

GERARD  (ribatte  con  più  violenza). 

Non  odio  ! 

MADDALENA. 

Perchè,  dunque,  m'  avete  qui  voluta  ? 

GERARD. 

Perchè  ti  volli  qui  ?...  Perchè  ti  voglio  ! 

Perchè  ciò  è  scritto  nella  vita  mia! 

Perchè  ciò  è  scritto  nella  vita  tua! 

Perchè  ciò  volle  il  mio  voler  possente  ! 

Era  fatale,  e,  vedi,  s'  è  avverato  !... 

lo  1'  ho  voluto  allora 

che  tu  piccina 

giù  pel  gran  prato 

con  me  correvi  lieta  in  quell'aroma 

d'erbe  infiorate  e  di  selvaggie  rose  ! 

e  poi  lo  volli  il  dì  che  mi  fu  detto  : 

*  Ecco  la  tua  livrea  !  „  —  e,  come  fu  la  s^ra, 

mentre  tu  studiavi  il  minuetto, 

io,  gallonato  e  muto, 

aprivo  o  rinchiudevo  una  portiera... 


53  ANDREA  CHENIER 

Ah,  poscia  un'altra  sera  io  l'ho  voluto! 
Fu  quella  sera  allor  che  dentro  all'  anima 
mi  venne  il  gran  disio  di  farti  mia. 
Per  te  sognavo  il  genio!...  Ma,  ironia! 
sovra  altra  fronte  già  splendea  :  Chénier  ! 
Ed  il  destin  che  trama  le  commedie 
de  le  diverse  vite,  quasi  a  prologo 
quella  sera  ci  unìa  !...  Vidi  il  tuo  amore! 
Innamorato  e  odiando  son  fuggito!... 

(rimane  per  un  momento  silenzioso,  'affannato    da  quei  ricordi  tumultuosi) 

e  poscia  no  non  m'  ha  Chénier  ferito 

ma  il  grido  tuo  d'orrore,  il  tuo:  Gerard!... 

(e  imita  con  voce  il  terribile  grido  di  *  Gerard  „  sfuggito  a  Maddalena  nel  loro 
incontro  con  Chénier  presso  all'altare  di  Marat) 

Pure  anche  allora,  e  sempre,  t'  ho  voluta  ! 

La  poesia 

in  te  così  gentile, 

di  me  fa  invece  un  pazzo  grande  e  vile  ! 

Ebben  ?  Che  importa?  Sia! 

E,  fosse  un'  ora  sola, 

io  voglio  quell'ebbrezza 

de'  tuoi  occhi  profondi  ! 

Io  pur,  io  pur,  io  pur  voglio  affondare 

le  mani  mie  nel  mare 

de' tuoi  capelli  biondi!... 

(si  arresta  e  audacemente  levandosi  ritto  le  chiede  :) 

Or  dimmi  che  farai  contro  il  mio  amore? 

MADDALENA.. 

Là...  giù...  nella  via  corro  !...  Il  nome  mio 
vi  grido!...  Ed  è  la  morte  che  mi  salva! 

(ma  Gerard    improvvisamente,  allontanando    da    sé   il    tavolo  e  rovesciando  la 
seggiola,  va  a  frapporsi  tra  Maddalena  e  le  due  uscite) 

GERARD. 

No,  tu  non  lo  farai!  r-  No!  tuo  malgrado 
tu  mia  sarai  ! 


QUADRO  TERZO  54 


MADDALENA  (atterrita  gittando  un  grido  di  terrore  fugge  riparandosi  dietro 
la  tavola  dei  giudici;  ma,  poscia,  presa  da  improvvisa  idea,  esce  dal  riparo 
di  quel  tavolo  e  movendo  risoluta  verso  Gerard  gli  dice:) 

Se  de  la  vita  sua 
tu  fai  prezzo  il  mio  corpo...  ebbene,  prendimi! 

(r   gli   si   avvicina   lenta,  sublime  di  quel  suo  sacrificio.) 
GERARD. 

Come  sa  amare  1 

MADDALENA. 

La  mamma  morta 

m'  hanno  a  la  porta 

là  de  la  stanza  mia  ;  — 

moriva  e  mi  salvava!... 

poscia  —  a  notte  alta  —  io  con  la  Bersi  errava,  — 

quando,  ad  un  tratto,  un  livido  bagliore 

guizza  e  rischiara  innanzi  a*  passi  miei 

la  cupa  via!  — 

Guardo!...  Bruciava  il  loco  di  mia  culla! 

Così  fui  solai...  E  intorno  il  nulla! 

Fame  e  miseria!... 

Il  bisogno  e  il  periglio!... 

Caddi  malata!... 

E  Bersi,  buona  e  pura, 

(ed  a  narrarlo  mancan  le  parole) 

ha  del  suo  corpo  fatto 

un  mercato,  un  contratto 

per  me  !  —  Porto  sventura 

a  chi  bene  mi  vuole! 

(A  un  tratto,  nelle  pupille  larghe  di  Maddalena  si  effonde  una  luce  di  suprema 
gioja,  una  gran  luce  profonda  come  riflesso  di  splendore  misterioso  ) 

Fu  in  quel  dolore 

che  a  me  venne  l'amore!.. 

(Maddalena  rimane  in  silenzio  meditabonda  —  un  dolcissimo  sorriso  aulir. 
labbra.) 

Voce  gentile  piena  d'armonia 

che  mi  susurra:  "  Sperai  n 

e  dice:  *  Vivi  ancora!  Io  son  la  vita! 


55  '    ANDREA  CHENIER 


Ne'  miei  occhi  è  il  tuo  cielo! 

Tu  non  sei  sola  !  Le  lagrime  tue 

io  le  raccolgo  1...  Io  sto  sul  tuo  cammino 

e  ti  sorreggo  il  fianco 

affaticato  e  stanco  !... 

Sorridi  e  spera  ancora!...  Son  l'amore!-... 

Intorno  è  sangue  e  fango?...  Io  son  divino!... 

Io  sono  il  paradiso!...  Io  son  l'oblio  !... 

Io  sono  il  dio 

che  sovra  il  mondo  scende  da  l'empireo, 

muta  gli  umani  in  angioli, 

fa  della  terra  il  cieli... 

Io  son  l'amore! 

(Ed  essa  pure,  come  già  Gerard,  rimane  pec  un  momento  silenziosa,  affannata 
da  quel  ricordo  tumultuoso.  —  E  poi  con  voce  piena  di  immensa  tristezza 
balbetta  :) 

L'angiol  tremante  allor  le  labbra  smorte 

della  mia  bocca  bacia...  E  or  vi  bacia  la  morte!... 

(un  desolato  singhiozzo  la  costringe  a  interrompere,  poscia  affannosamente  ri- 
prende :) 

Corpo  di  moribonda  è  il  corpo  mio! 
Prendilo,  dunque!...  Io  son  già  morta  cosai... 


(Il  cittadino  Cancelliere,  il  sinistro  ometto,  appare  dalla  porta  del  piccolo 
stanzino;  muto  sempre,  impassibile,  si  avvicina  a  Gerard,  gli  pone  innanzi 
alcuni  fogli  scritti  e,  come  è  venuto,  muto  e  impassibile  ritorna  al  suo  stan- 
zino rinchiudendone  ancora  dietro  a  sé  la  porta.) 


GERARD  (prende  i  fogli  lasciati  dal  Cancelliere  —  vi  butta  gli  occhi  sopra. 
È  la  lista  de^li  accusati  —  un  nome  gli  balza  subito  agli  occhi  —  quello 
di  Chénier.) 

Perduto! 

(esclama  dolorosamente  —  e  poscia  disperatamente  camminando  agitato  grida  :) 

Ah,  la  mia  vita  per  salvarlo  ! 

MADDALENA  (con  un  immenso  grido  di  gioja). 

Voi  lo  potete!...  Appena  stamattina 
egli  arrestato  fu. 


QUADRO   TERZO  56 


GERARD. 

Ma  per  Chénier 

un  uomo  che  l'odiava  ha  preparato 

per  oggi  il  suo  giudizio...  la  sua  morte!... 

(A  un  tratto  dalla  strada  viene  un  mormorio,  un  bisbiglio  di  folla.  Egli  guarda. 
—   Già  nei  pressi  della  Sezione  la  gente  in  attesa  del  giudizio  si  accrocchin.) 

La  folla  già!...  La  maledetta  folla 
curiosa  ed  avida  di  sangue  e  lacrime. 

(A  un  tratto  dalle  stanze  superiori  e  contigue  si  sente    il    rumore  dei     fucili  e 

delle  sciabole   dei  gendarmi.) 
GERARD  (con  disperazione  a  Maddalena). 

Udite?  Udite?...  È  il  calcio  dei  fucili! 
Sono  i  gendarmi!... 

(con  accento  di  disperazione.) 

E  là  sta  già  Chénier! 

MADDALENA  (con  un  ultimo  grido  dove  c'è  tutto  quanto  può  soffrire  un'anima.) 

Salvatelo!  Salvatelo!  Salvatelo! 

GERARD. 

Ah,  la  Rivoluzione  i  figli  suoi 
divora!...  Non  perdona!...  Fin  di  sangue 
per  tutti... 

(ma,  preso  da  un'idea,  corre  al  tavolo  esclamando  ) 

Io  l'ho  perduto?...  Lo  difenderò! 

(Scrive  rapidamente  un  biglietto  al  vice  presidente  Dumas  perchè  voglia  lui  di- 
rigere quel  giorno  i  dibattimenti. 

Mentre  scrive,  Maddalena  gli  si  avvicina  lentamente  e,  appena  Gerard  ha  de- 
posta la  penna,  essa  gli  afferra  la  mano  e  gliela  bacia.) 


GERARD  (al  bacio  di  Maddalena  ritira  la  mano  ;  ma  poi,  incoraggiato,  con 
uno  sguardo  in  cui  vivido  passa  un  baleno  di  speranza  esclama:) 

Il  tuo  perdono  è  la  mia  forza!  Io  spero! 

(Ma  ecco  Mathieu.  Gerard  ha  appena  il  tempo  di  parlare  a  Mathieu,  conge- 
gnargli il  biglietto  per  Dumas  e  ritirarsi  con  Maddalena  in  fondo  all'aula 
dalla  parte  assegnata  al  pubblico,  che  questi  già  vi  si  rovescia  tumultuante, 
.  rumoroso,  eccitato. 

Mathieu  si  allontana  rapidamente  col  biglietto,  ruvidamente  ributtando  a  spin- 
toni la  folla  che  gli    è  intorno.) 


57  ANDREA  CHENIER 


UNA  MERCATINA  (ad  una  vecchia). 

Mamma  Cadetl... 
Presso  alla  sbarra,  qui  ! 

(altre  ad  alcune  compagne  sedendo) 

Di  qui  si  vede  e  si  ode 
a  perfezione. 

ALCUNE  VECCHIE  (si  accomodano  sulle  panche  e  levando  di  tasca  la  calza, 
automaticamente  lavorano;  altre  levano  fuori  da  piccoli  canestri  e  borse 
di  tela  pane,  cacio  e  salsiccie  e  mangiano  e  intanto  mormorano  soddisfatte). 

Qui  si  gode 

la  vista  d'ogni  cosa! 

—  Voi  state  bene? 

Sì. 

—  E  voi? 

—  Così...  così... 

—  Dal  mercato  venite?... 

—  Vengo  dalla  barriera  l... 

—  Notizie  ce  ne  avete?... 

—  No  !  E  voi  nulla  sapete?... 

—  Hanno  cresciuto  il  pane!... 

—  Eh  lo  so...  è  un  tiro... 

—  Dite! 

—  È  un  tiro  di  quel  cane 
d'inglese  detto  Pitt! 

UN'ALTRA  (chiamando  un'amica  alla  quale  ha  tenuto  il  posto). 

Venite? 

L'AMICA  (urtando  la  folla,  passando  fra  gli  uomini,  dividendoli,  respingendoli 
come  una  furia). 

Sì! 

MATHIEU  (che  ritorna  per  far  cenno  a  Gerard  che  il  biglietto  fu  consegnato 
e  che  tutto  sta  bene,  a  un  colpo  di  gomito  si  rivolge  risentito   ed  urla) 

Un  po'  di  discrezione, 
cittadina  !... 

ALCUNE  MERCATINE  (bisticciandosi  con  alcune  vecchie  che  lavorano  la 
calza). 

Più  in  là! 


QUADRO  TERZO  58 


UNA   PESCIVENDOLA. 

Venite  qua, 
cittadina  Babetl 

ALCUNE  CARMAGNOLE  (in  piedi,  fumando,  chi  armato  di  fucile,  ehi  di 
picca,  chi  della  sola  sciabola  ad  armacollo,  chi  con  piatola  infilkLa  nella 
cinghia  o  sciarpa). 

Dite,  oggidì 

grande  infornata,  pare! 


ALTRI. 

UNO. 

MATHIEU. 


Sì. 

Molti  ex! 

E  c'è  un  poeta! 


(e  fa  largo  nella  folla  per  farvi  passare  nove  individui  dalle  faccie  terribili  e 
nel  modo  di  vestire  straccioni) 

Passo  ai  giurati,  o  popolo! 

(I  giurati  prendono  posto  alla  tavola  loro.) 
GERARD  (indicando    a   Maddalena    cinque    uomini    coperti    di    grandiosi  cap- 
pelli   esageratamente  .piumati,    teatralmente    ravvolti    in    mantelli    e  colle 
sciarpe  tricolori  ai  fiancai). 

Eccoli,  i  giudici. 

LE  MERCATINE  (si  levano  ritte  sulle  panche  esaminando  i  giudici). 

Chi  presiede  è  Dumas  l... 

ALTRI  (nominando  i  giudici). 

Vilate... 

MERCATINE. 

...  pittore  ! 
L'altro  è  lo  stampatore 
tribuno  Nicolas  !... 

Ecco  laggiù  Fouquier  I... 
L'accusatore  pubblico!... 

(All'entrare  di  Fouquier  Tinville  la  folla  si  restringe  e  lascia  un  gran  pass© 
libero  allo  ■  sterminatore  pubblico  „  che  entra  con  un  gran  fascio  di  carte 
senza  guardare  alcuno,  in  mezzo  ad  un  profondo  silenzio,  e  va  a  sedere 
al  suo  posto  senza  saluti,  e,  appena  seduto,  si  sprofonda  nella  esamina 
delle  sue  carte,  gli  atti  di  accusa,  prendendo  rapidamente  alcune  note.) 


UNA  VOCE. 
TUTTI. 


59  ANDREA  CHÉNIER 


MADDALENA  (stringendosi  impaurita  presso  a  Gerard). 

E  gli  accusati?... 

GERARD  (indicando  la  porta  dietro  i  giurati  ancora  chiusa). 

Di  là...  presso  ai  giurati  I 

MADDALENA  (vedendo  schiudersi  la  porta,  soffocando  un  grido). 

Ecco... 

GERARD. 

Tacete! 

MADDALENA. 

Mi  manca  l'anima! 

(Dalla  porta,  a  un  tratto  violentemente  aperta,  escono,  discendendo  dalle  scale 
otto  gendarmi,  poi,  in  mezzo  a  soldati  e  carmagnole,  ad  uno  ad  uno  se* 
guono  gli  accusati.  Ultimo  è  Chénier.  Dopo,  altri  gendarmi:  sono  tutti  ar- 
mati di  fucili  e  di  pesanti  sciabole.  Gli  accusati  sono  fatti  sedere.  Chénier 
rimane,  in  quella  folla,  solo,  col  pensiero  lontano,  come  se  tutto  quell'ap- 
parato di  tribunale,  di  giustizia,  di  soldati,  di  pubblico  non  lo  riguardasse.) 

MADDALENA. 

Egli  non  guarda!...  Non  mi  crede  qui!... 

Ma  pensa  a  me  !...  Io  sono  in  quel  pensiero!... 

MATHIEU  (alle  Mercatine  che  susurrano). 

Silenzio! 


(Il  presidente  Dumas  prende  una  nota  e  legge  ad  alta  voce  chiamando  verso 
gli  accusati  :  ad  ogni  nome  l'accusato  si  alza  spontaneamente,  o  è  fatto  al- 
zare da  un  gendarme  o  da  una  carmagnola.) 

DUMAS. 

Gravier  de  Vergennes. 

FOUQUIER  TINVILLE  (leggendo  una  nota,  rivolgendosi  ai  giurati  e  ai  giudici 
accusando). 

Un  ex  referendario  ! 

(fa  un  rapido  gesto  e  ripone  la  nota) 
PUBBLICO  (tumultuosamente). 

È  un  traditore  ! 

(succede  un  silenzio  profondo) 
DUMAS  (fa  cenno  all'accusato  di  sedere  e  legge  un  altro  nome). 

Lavai  Montmorency... 

(si  alza  dal  gruppo  degli  accusati  una  monaca  tutta  bianca  di  capelli.) 


QUADRO  TERZO  60 


FOUQUIER  TINVILLE  (e.  s.). 

Convento  di  Montmartre! 

CALZETTAJE,  MERCATINE,  PESCIVENDOLE  (urlano). 

Aristocratica! 

(La  monaca  alza  la  mano  per  parlare  ) 
IL  PUBBLICO  (le  grida  ironico). 

A  che  parlar?...  Sei  vecchia!...  Taci  e  muori! 

DUMAS. 

Ti  tolgo  la  parola  !  Abbiamo  fretta  ! 

(La  monaca  lascia  cadere  uno  sguardo  di  sprezzo   —   poi  siede  dignitosa.    —   Il 

pubblico  la  applaude  deridendola.) 
DUMAS  (e.  s.). 

Legray  ! 

(Si  leva,  una  donna  giovane  che  prorompendo  in  lagrime  con  voce  soffocata 
grida  verso  i  giudici:  *  Ridatemi  i  miei  figli!  „  Ma  il  pubblico  con  un  urlo  le 
impone  silenzio.  La  sventurata  donna  si  lascia  cadere  sulla  panca.  Il  pub- 
blico guarda  indifferente.  Maddalena  spaventata  si  serra  presso  a  Gerard. 
—  Fouquier  Tinville  fa  cenno  a  Dumas  di  continuare.) 

DUMAS. 

Andrea  Chénier! 

GERARD  (a  Maddalena). 

Coraggio! 

MADDALENA  (guardando  Chénier). 

O  amore!  o  amore! 

PUBBLICO. 

Ecco,  è  il  poeta! 
Fouquier  Tinville  attentamente  legge  ! 

—  Lunga  è  l'accusa  dunque! 

—  È  un  accusato 
pericoloso  ? 

Sì  ! 
MATHIEU. 

Scrittore...  e  basta! 
FOUQUIER  TINVILLE  (legge). 

Andrea  Chénier,  poeta,  giornalista. 
Costui  violento  scrisse  contro  agii  uomini 
de  la  Rivoluzione.  Fu  soldato 
con  Dumouriez  e... 


61  ANDREA  CHENIER 

PUBBLICO  (con  grido  di  orrore). 

Un  traditori 

CHÉNIER  (a  Fouquier  Tinville). 

Tu  menti  I 

GERARD  (fra  se,  terribile,  con  disperazione  a  Maddalena^. 

Ah,  Maddalena,  io  sono  che  ciò  feci  ! 

DUMAS  (a  Chénier). 

Siediti  e  taci  ! 

GERARD  (fortissimo). 

Parli! 
ALCUNI. 

Parli! 

TUTTI  (interessandosi). 

Parli  I 

DUMAS  (violento). 

No,  nego  la  parola  ! 

TUTTI. 

Parli  I  Parli  ! 

CHÉNIER. 

Sì,  fui  soldato 

e  gloriosa  affrontata 

ho  la  morte  che  vii  qui  mi  vien  data. 

Fui  letterato, 

ho  fatto  di  mia  penna  arma  feroce 

contro  gli  ipocriti  ! 

Colla  mia  voce 

ho  cantato  la  patria  ! 

(Un  lungo  mormorio  accoglie  le  parole  di  Chénier.  Dumas  non  ha  cfeà&ggio  di 
togliergli  la  parola  :  il  pubblico  guarda  e  ascolta  sorpreso  Chénier.  Sta 
egli  per  un  istante  muto,  come  raccogliendosi,  —  poi,  gli  occhi  nel  vuoto 
come  assorto  in  una  visione  —   esclama  esaltandosi.) 

Pura  la  vita  mia 
passa  nella  mia  mente 
come  una  bianca  vela; 
essa  inciela 

le  antenne,  ali  allargate 
ad  un  eterno  volo, 


QUADRO  TERZO  62 


al  sole  che  le  indora, 

e  affonda 

la  spumante  prora 

ne  l'azzurro  dell'onda... 

Va  la  mia  nave  spinta  dalla  sorte 

a  la  scogliera  bianca  de  la  morte?... 

Son  giunto?...  E  sia! 

Ma  ancor  io  salgo  a  poppa  e  una  bandiera 

trionfai  disciolgo  ai  venti! 

De'  mille  e  mille  miei  combattimenti 

è  la  bandiera  e  su  vi  è  scritto:  "  patria!  „ 

(verso  Fouquier  Tinville) 

A  lei  non  saie 

il  tuo  fango,  o  Fouquier! 

Essa  ognora  s' insola 

immacolata. 

Essa  è  immortale! 

Non  sono  un  traditore. 

Uccidi?  E  sia!  Ma  lasciami  l'onore. 

FOUQUIER  TINVILLE  (subito). 

Udiamo  i  testimoni  ! 

{Mathieu  e  l'Incredibile,  entrati  già  da  un  po'  nell'aula,  alzano  subite  la    mano 

presentandosi  come  testimoni.) 
-GERARD  (con  voce  possente). 

Il  passo  datemi! 

(respinge  la  folla  e  si  fa  innanzi  ai  giudici) 

Carlo  Gerard. 

DUMAS. 

Sta  bene;  puoi  parlare. 

GERARD. 

L*  atto  d*  accusa  è  orribile  menzogna. 

FOUQUIER  TINVILLE  (sorpreso). 

Se  tu  l'hai  scritto?! 

(e  mostra  il  foglio) 
GERARD. 

E  ho  denunciato  il  falso 
Or  lo  confesso. 

(un  gran  movimento  e  un  minaccioso  jfrido  di  sorpresa) 


63  ANDREA  CHENIER 


FOUQUIER  TINVILLE. 

Io  non  ti  credo! 

GERARD. 

Giuro 

DUMAS. 

Dinne  il  perchè. 

GERARD. 

L'  odiavo  ! 

DUMAS. 

Non  ti  credo! 

FOUQUIER  TINVILLE  (levandosi   ritto    e    picchiando   febbrilmente  sui  foglio 
scritto  da  Gerard). 

Mie  faccio  queste  accuse  e  le  rinnovo  I 

(Gerard  fa  un  passo  minaccioso  contro  Fouquier    Tinville,  un    urlo    di    sdegne 

scoppia  contro  a  lui  nell'aula.) 
DUMAS  (afferra  il  campanello  e  agitandolo  urla  :) 

Ti  do  il  consiglio  di  tacerti! 

GERARD. 

No! 
Il  tuo  consiglio  è  una  viltà! 
FOUQUIER  TINVILLE. 

Tu  offendi 

la  patria  e  la  giustizia  ! 

IL  PUBBLICO  (eccitatissimo  urla  contro  Gerard). 

Basta  !  Taci  ! 

—  (a  Dumas). 

Imponigli  silenzio  tu,  o  Dumas! 

MERCATINE  (strillando). 

In  istato  d'accusa  dichiaratelo  ! 

SANCULOTTI. 

Sì  ;  fuori  della  legge  ! 
TUTTI. 

Alla  lanterna 

—  Esso  è  un  sospetto! 

—  Fu  comprato  ! 

—  Tacil 

(ma  Gerard  —  solo  —  forte   —  alta    la    fronte    —    pallido,  impassibile,  domin* 

tutto  quel  tumulto.) 
GERARD. 

La  patria?  La  giustizia  osi  tu  dire? 
La  tua  Giustizia  ha  nome  Tirannia! 


QUADRO  TERZO  64 


L'amore  della  patria?!  Qui?!...  No,  è  un'orgia 
d'odi  e  vendette!...  Il  sangue  della  patria 
qui  còla!...  E  siam  noi  stessi  che  feriamo 
il  petto  della  Francia!... 

Basti  il  sangue  ! 
Andrea  Chénier  della  Rivoluzione 
è  figlio!  —  E  il  figlio  più  glorioso  suo!... 

(invano  ancora  veementemente  le  Mercatine  e  le  Calzettaje  strillano  :) 
MERCATRICE  e  CALZETTAJE. 

Con  gli  accusati  tosto  giudicatelo! 

—  Alla  lanternai 

—  Morte! 

—  Alla  lanternai 

(In  quell'orrendo  baccano,  a  un  tratto,  ecco  lontano  rullare  i  tamburi  e  grid* 
di  entusiasmi  guerreschi  —  vere  grida  di  amor  patrio  —  echeggiare  !  —  Ge- 
rard le  ha  sentite  —  egli  —  gigante  -»•  con  un  gesto  accenna  d'onde  avvi- 
cinandosi viene  la  vera  voce  dell.t  patria  e  grida  —  tutta  la  sua  anima 
nella  sua  voce) 

GERARD. 

Laggiùl  Laggiù,  è  la  patria!  Odila,  o  popolo! 
È  la  sua  voce  !... 

(e  mostra  colla  mano  le  reclute  che  a  bandiera  spiegata  vanno...  vanno  iM* 
frontiera.  ▼ 

Avanti  procedono  baldanzosi  i  "  petits  „,  orgogliosi  del  loro  berretto  frigio,  rul- 
lando sui  loro  tamburi,  arditi,  bellicosi). 

Eccola!...  È  là  la  patria; 

ove  si  muore  colla  spada  in  pugno! 

(volgendosi  a  Fouquier  Tinville) 

Non  qui  dove  le  uccidi  i  suoi  poeti  ! 

(Gerard    allontana    un    gendarme    che   lo   divide  da  Chénier  e  lo  abbraccia 

Fouquier  Tinville  fa  subito  cenno  al  cancelliere  di  far  ritirare  i  giurati. 

I  giurati,  al  cenno  eloquente,  di  Fouquier  Tinville,  come  pecore  si  ritirano.) 


CHÉNIER  (a  Gerard). 

O  generoso!  O  grande!...  Vedi?...  Io  piango] 

SÉRARD. 

Guarda  laggiù!...  Quel  bianco  viso...  E  lei  ! 


65  ANDREA  CHENIEP 


CHENIER. 

Lei? 

(e  guarda  ansioso  ;  e  la  vede}- 

Maddalena!...  Ancor  l'ho  riveduta! 
Or  muojo  lieto! 

GERARD. 

Io  spero  ancora  I 

(E  i  giurati  rientrano.  Il  capo  presenta  a  Dumas,  per  mezzo  del  cancelliere,  il 
verdetto.  Il  silenzio  è  sommo.) 

DUMAS  (dà  una  rapida  occhiata  e  dice  :) 

Morte! 

(e  con  un  gesto  abbraccia  tutti  gli  accusati)* 
FOUQUIER  TINVILLE  (ai  gendarmi). 

Via  i  condannati  ! 

(Gerard,  che  è  rimasto  come  impietrito  a  quella  condanna,  si  scuote.  —  Vede 
Maddalena  che  lo  implora  cogli  occhi,  ed  egli  corre  a  lei  per  condurla  a 
Chénier  perchè  possano  parlarsi,  vedersi,  sentirsi  vicini  per  un'  ultima  volta 
—  ma,  giunto  vicino  a  Maddalena,  la  folla  gli  si  è  già  chiusa  alle  spalle,  cosic- 
ché, quando  fa  per  ritornare,  Chénier  sta  già  per  scomparire  su  per  la  scala 
dei  prigionieri.) 

MADDALENA  (grida) 

£  Andrea!... 

(la  porta  si  chiude  alle  spalle  di  Chénier)? 

Rivederlo!... 

(balbetta  la  disgraziata   fanciulla   a   Gerard. y 


QUADRO  QUARTO 


//  cortile  delle  prigioni  di  San  Lazzaro  {ex  convento  di  San  Vincenzo 
li  Paola  ridotto  a  carcere). 


ANDREA  CHÉNIER  è  nel  cortile  dei  prigionieri  ;  —  egli  sta  seduto 
sotto  alla  lanterna  che  vi  dà  luce,  e  scrive  sopra  una  piccola  assicella 
con  una  matita  fatta  di  un  pezzo  di  piombo;  scrive  ora  con  foga,  ora 
arrestandosi  e  riflettendo  come  se  alla  ricerca  di  qualche  parola  o 
rima,  gli  occhi  larghi,  inspirati,  luminosi.  ROUCHER  gli  è  vicino. 

È  notte  alta. 

SCHMIDT  (entra  nel  cortile  dei  prigionieri  e  si  avvicina  a  Roucher). 

Cittadino,  men  duol,  ma  è  tardi  assai... 

ROUCHER  (indicandogli  Chénier  gli  fa  cenno  di  tacere  —  si  fruga  indos£* 
e  trova  un  po' di  denaro  e  lo  dà  a  Schmidt). 

Pazienta  ancora  un  attimo!... 

^Schmidt  mette  via  il  danaro  e  si  allontana  di  malumore  sbadigliando) 
CHÉNIER  (cessa  di  scrivere). 

Non  più...  0 

ROUCHER.  ™ 

Ah,  leggi  L. 

CHÉNIER. 

Pochi  versi... 
ROUCHER. 

Leggi!  Leggi! 

(Chénier  si  porta  sotto  alla  gran  lanterna  appena  accesa  e  vi  legge  declamando 
i  versi  appena  scritti.  Roucher  dietro  alle  sue  spalle  ne  segue  cogli  occhi 
la  lettura.) 

CHÉNIER. 

Come  un  bel  dì  di  maggio 

che  con  bacio  di  vento  —  e0carezza  di  raggio 

si  spegne  in  firmamento, 


67  ANDREA  CHENIER 


col  bacio  io  d'  una  rima, 

carezza  di  poesia  —  salgo  l'estrema  cima 

de  l'esistenza  mia. 

La  sfera  che  cammina 

per  ogni  umana  sorte  —  ecco  già  mi  avvicina 

all'  ora  della  morte, 

e  forse  pria  che  Y  ultima 

mia  strofe  sia  finita,  —  nVannuncierà  il  carnefice 

la  fine  della  vita. 

(con  grande  entusiasmo) 

Sia!  —  Strofe,  ultima  Dea, 

dà  ancor  al  tuo  poeta  —  la  sfolgorante  idea, 

la  fiamma  consueta; 

io,  a  te,  mentre  tu  vivida 

a  me  sgorghi  dal  cuore,  —  darò  per  rima  il  bacio 

ultimo  di  chi  muore. 

(Roucher  entusiasmato  abbraccia  Chénier.  Schmidt  ritorna  ;  i  due  amici  si  strin- 
gono la  mano  e  si    separano  commossi.) 


Dietro  le  cancellate  sonnecchiano  i  soldati.  Lontano,  in  quel  silenzio,    per    'e 

"    vie  deserte  o  percorse  da  pattuglie  di    municipali  e  di    guardie  nazionali. 

si  eleva  sonora  una  voce  che  canta.  E  Mathieu  che  fa  da    usignuolo   della 

Rivoluzione  e  canta  la  sua  prediletta  JSfarsiglìese  che  si  perde  lontanissimo  ) 

nella  notte.) 


(Si  picchia  al  portone  della  prigione.  Schmidt  ritorna  in  fretta  e  va  ad  aprire 
—  È  Gerard,  e  con  lui  è  Maddalena.  Gerard  presenta  le  carte  di  permesso.) 
SCHMIDT  (gli  s' inchina  deferente). 

Tu  qui,  Gerard? 

GERARD  (indicando  Maddalena) 

Viene  a  costei  concesso 

un  ultimo  colloquio... 

SCHMIDT  (interrompendolo). 

Il  condannato?... 
Il  nome? 

MADDALENA. 

Andrea   Chénier1 


QUADRO  QUARTO  68 


SCHMIDT. 

Sta  ben  ! 

(fa  cenno  a  Gerard  di   aspettare) 

Attendi! 

(e  ripetendo  sottovoce  il    nome  di  Chènier,   va  a  ricercare  sul   registro    il   nu- 
mero della  cella) 
MADDALENA  (a  Gerard,  risoluta). 

Il  vostro  giuramento  vi  sovvengo  ! 

(Gerard  fa  un  gesto  di  rifiuto,  ma  i  suoi    sguardi  si  incontrano  in  quelli  pieni 
di  disperata  preghiera  di  Maddalena  che  rivolgendosi  a  Schmidt,  dice:) 

Odi!  Fra  i  condannati  di  dimani 
è  una  giovane  donna. 

SCHMIDT. 

La  Legray! 

MADDALENA. 

Or  bene...  viver  deve  ! 

SCHMIDT  (li  guarda  stupefatto,  poi  riflette). 

Cancellare 
or  come  da  la  lista  il  nome  suo? 

MADDALENA. 

Che  importa  il  nome  se  in  sua  vece  un'  altra      ^ 
per  lei  risponderà? 

SCHMIDT. 

Sta  ben!...- Ma,  e  l'altra? 

MADDALENA. 

Eccola  ! 

SCHMIDT  (sorpreso  a  Gerard). 

Come  ?!...  Lei  ?... 

Tu,  cittadina  ? 

(Gerard,  senza  voce,  accenna  angosciosamente  di  sì  col  capo.) 
MADDALENA  (a  Schmidt  porgendogli  pochi  giojelli  e  una  piccola  borsa  con- 
tenente alcuni  luigi). 

A  voi!...  Giojelli  soni...  Questo  è  denaro. 

-SCHMIDT  (aprendo  la  borsa  e  vedendovi  rilucere  l'oro). 

Evento  strano  in  tempo  di  assegnati! 

(Guarda  avidamente  giojelli  e  denari;  poi,  rivolgendosi  a  Gerard  ;) 

lo  non  vorrei... 

(fa  il  gesto  della  ghigliottinai 


60       '  ANDREA  CHENIER 


Capite?...  Io  non  so  nulla!... 

(A  Maddalena) 

Al  nome  di  Legray...  salite  in  frettai... 

(Prende  dalle  mani  di  Maddalena  la  carta  di    permesso, da   dare    alla  Legray 
mette  via  il  denaro  e  i  giojelli  e  va  a  prendere  il  prigioniero.) 


MADDALENA  (si  avvicina  ancora  a  Gerard,  ma  questa  volta  è  con  uno  slancio 
di  riconoscenza  che  gli  prende  ancora  la  mano  fra  le  sue  e  gliela  stringe 
con  effusione  affettuosa.) 

GERARD. 

O  Maddalena,  tu  fai  della  morte 
la  più  invidiata  sorte! 

MADDALENA  (vedendo  che  Gerard  si  porta  le  mani  agli  occhf,  colle  sue  gliele 
scosta  per  impedirgli  di  piangere  dicendogli  :) 

Benedico  il  destino  ! 
Benedico,  la  morte! 

GERARD  (udendo  avvicinarsi  Schmidt  con  Chénier,  si  allontana  da  Maddalena 
e  corre  via  verso  il  secondo  cortile  dicendo  con  voce  tronca  da  singhiozzi) 

Salvarli  !...  Ancor  da  Robespierre  !...  Ancora  ! 


(Andrea  Chénier  esce  dal  bujo  corridojo.  Egli  al  fioco  lume  della  lampada 
ravvisa  nella  visitatrice  Maddalena.  Il  silenzio  cupo  di  quella  prigione,  dove 
tace  ogni  cosa,  perfino  la  voce  della  natura  li  avvolge  misteriosamente.) 

CHÉNIER. 

%  Vicino  a  te  s'aqueta 

l'irrequieta  anima  mia; 

tu  sei  la  mèta 

d'ogni  desib  e  bisogno 

e  d'ogni  sogno 

e  d'ogni  poesia  !... 

Entro  al  tuo  sguardo 

l' iridescenza  scerno 

de  li  spazi  infiniti.  Io  son  già  eterno! 

Ti  guardo  ; 

e  in  questo  fiotto  verde 

di  tua  larga  pupilla  erro  coll'animal... 

Questa  è  la  luce  arcana 

delle  plaghe  serene!... 


QUADRO  QUARTO  70 


Mi  avvolge!  Si  allontana 

lungi  e  si  perde 

ogni  ricordo  di  cose  terrene  1... 

Tu  sei  la  poesia 

che  alfin  si  dona  tutta  al  suo  poeta  ! 

Tu  sei  la  mèta 

dell'esistenza  mia  ! 

(Maddalena   j?li   sorride  felice. ; 

Il  nostro  è  amore  d'anime  ! 

MADDALENA. 

Il  nostro  è  amore  d'anime  ! 

CHÉNIER. 

Che  tu  viva  se  muojo,  di',  che  vale? 

È  l'anima  immortale; 

ovunque  tu  sarai,  sì,  io  là  sarò  ! 

MADDALENA. 

Per  non  lasciarti 
son  qui;  non  è  un  addio! 
Vengo  a  morire, 
vengo  a  morire  anch'  io 
con  tei... 

(esaltandosi). 

Finì  il  soffrire  !.. 
La  morte  nell'amartil... 
Chi  la  parola  estrema 
dalle  labbra  raccoglie 
è  Lui...  l'Amori  Come  gemine  foglie 
da  l'albero  di  vita 
cadiamo  e  il  vento 

ne  avvolge  insieme  dentro  alla  infinita 
luce  del  firmamento!... 
In  quell'ora  suprema' 
de  l'ultimo  cammino 
ogni  dolor  finisce 
col  tuo  bacio;  il  divino!... 
Ah,  se  anche  è  del  carnefice 
la  man  che  insiem  ci  unisce, 


71  ANDREA  CHENIER 


quella  sua  mano  è  pia 
se  la  tua  bocca  —  tocca 
la  morta  bocca  mia. 

(e  stringendosi  a  lui  gli  narra  la  idea  a  lei  balenata  durante  la  seduta  de1 
tribunale,  per  morire  con  lui  se  condannato.) 

Salvo  una  madre  !  Maddalena  all'alba 
ha  nome  per  la  morte  Idia  Legray  ! 

(Chénier  tace.   —   Divinissimo  silenzio  !    La  prima  alba  trema  intorno  e  avvolge 

i  due  amanti.) 
MADDALENA. 

Vedi?  La  luce  incerta  del  crepuscolo 
giù  pe' squallidi  androni  già  lumeggia. 

<e  colle  braccia  avviluppando  stretto  a  se  Chénier  gli  si  abbandona  tutta 
sul  petto.) 

Abbracciami,  mio  amante  !  Amante,  baciami  ! 

CHÉNIER  (scosso  dall'entusiasmo  che  anima  Maddalena,  la  stringe  a  se  ba- 
ciandola nei  capelli,  per  gli  occhi,  sulla  bocca,  esclamando  inebbriato:) 

Orgoglio  di  bellezza! 

Trionfo  tu  de  l'anima! 

O  mia  fortuna  il  premio 

di  questa  tua  carezza! 

Il  tuo  amore,  sublime  amante,  è  mare, 

è  ciel,  luce  di  sole  e  d'astri...  E  il  mondol 

(Già  è  il  dì  —  rulla  il  tamburo  —  la  luce  si  espande  —  i  soldati  si  radunane 
—  prendono  le  armi  e  si  schierano  —  Schmidt  va  ad  aprire  le  celle.  — 
A  gruppi,  impauriti,  i  prigionieri  riempiono  nell'aspettativa  della  carretta 
lo  stanzone. 

Ma  pei  due  felici  tutto  è  felicità,  tutto  è  poesia  ;  abbracciati,  dimentichi,  efes: 
inneggiano  all'ora  che^apre  a  loro  l'infinito  «  sarà  eterna.) 

CHÉNIER. 

La  nostra  morte  è  il  trionfo  d'amore. 

MADDALENA. 

La  nostra  morte  è  il  trionfo  d'amore  l 

CHÉNIER  (udendo  il  rullo  dei  tamburi). 

Viva  la  morte! 

(Ecco  già  l'usciere  colla  gran  fascia  e  colla  lista  dei  condannati.) 


QUADRO  QUARTO 


72 


MADDALENA. 

Viva  la  morte! 

(Un  raggio  di  sole  penetra  nei  secondo  cortile  scoperto,  cosi  che  la  carretto 
che  entra  con  gran  fracasso  dal  portone  dischiuso  della  prigione  scortata 
dai  gendarmi  a  cavallo  rimaDe  avvolta,  da  quella  luce  caldfc  di  primo 
mattino.) 

CHÉNIER  (additandola  a  Maddalena). 

È  la  morte  ! 


MADDALENA. 

CHÉNIER. 

MADDALENA. 

CHÉNIER. 

MADDALENA 

CHÉNIER. 

MADDALENA. 

CHÉNIER. 

MADDALENA 

CHÉNIER. 

MADDALENA 

CHÉNIER. 

MADDALENA 

CHÉNIER. 

MADDALENA 


È  la  -morte  ! 
Ella  viene  col  sole  ! 
Ella  vien  col  mattino  ! 
Benedico  la  sorte  ! 
Benedico  il  destino  ! 

Vien  come  l'Aurora... 
Col  sole  che  la  indora  ! 

Ne  viene  a  noi  dal  cielo 
velata  entro  ad  un  velo... 

fatto  di  rose  e  viole  ! 

Viene  la  misteriosa  ! 

La  eterna  innamorata  l 

Viene  la  Eterna  Cosa... 

La  amante  immacolata! 

La  fronte  essa  mi  sfiora 
come  raggio  d'aurora! 

Ci  bacia  e  ci  accarezza 
lene  sì  come  brezza  ! 


73  ANDREA  CHÈNIER 


CHÉNIER. 

Come  una  brezza  lene 

la  morte,  eccola,  viene! 

E  salgono  intanto  tutti  i  condannati  ad  uno  ad  uno  tutti,  rassegnati,  impassi- 
bili, calmi,  quasi  desiosi  —  Solo  la  Legray  accasciata,  le  mani  agli  orecchi 
nel  terrore  di  udire  il  suo  nome,  si  impicciolisce  e  raggomitolata  dietro 
la  gradinata  vi  si  nasconde.) 

CHÉNIER  e  MADDALENA  (abbracciati  l'uno  all'altro). 

Neil*  ora  che  si  muore 
eterni'  diveniamo  !... 
Eternamente  amiamo  !... 
Morte  è  infinito,  è  amore  !... 

SCHMIDT,  GENDARMI,  SECONDINI  (ripetono  forte  il  nome  appellato  dal- 
l'Usciere). 

Andrea  Chénier! 
CHÉNIER. 

Son  io! 
SCHMIDT,  GENDARMI,  SECONDINI. 

Idia  Legray! 

MADDALENA  (si  fa  arditamente  innanzi). 

Son  io! 

(E  passa  altera,  trionfante;  la  vera  Legray  guarda  inconsciente  la  donna  che 
va  a  morire  per  lei. 

È  proprio  allora  che  entra  Gerard.  Ogni  speranza  lo  ha  abbandonato. 

Maddalena  lo  scorge  e  lo  addita  a  Chénier,  che  lo  saluta.  Gerard  vorrebbe 
stringergli  la  mano,  scambiare  un'ultima  parola,  ma  le  forze  lo  abbando- 
nano e  appoggiandosi  ad  una  parete,  si  copre  il  volto  colle  mani  e  sin- 
ghiozza.) 

CHÉNIER. 

MADDALENA. 


Inni  alla  morte! 


Viva  la  morte! 

(La  carretta  s'avvia.  I  gendarmi  a  cavallo  le  fanno  largo.  E  il  portone  le  si 
rinchiude  dietro. 
vNella  prigione  di  San  Lazzaro,  sbigottiti,  in  silenzio,  stanno  i  prigionieri,  e 
in  mezzo  a  loro  quel!'  uomo  della  Rivoluzione  che  piange  tenendo  gual- 
cita febbrilmente  nella  mano  una  lettera;  è  la  lettera  laconica  or  ora  scrit 
tagli,  per  non  riceverlo,  da  Robespierre,  che  alle  preghiere  per  la  vita  di 
un  poeta   ha  risposto:  "  Anche  Platone  bandiva  %  poeti  dalla  sua  Repubblica.  m 

Cala  la  tela. 


Martire  (La),  Novella  scenica  in  3  atti  rau 
sica  ili  S.  Samara 

Marcella,  Idillio  moderno  in  3  episodi,  mu- 
sica di   \j.  Giordano 

Maschere  il--').  Commedia  lirica  in  3  atti, 
musica  ili  P.  Mascagni 

Mascolla  (La),  Opera  comica  in  3  atti,  mu- 
sica di  l\.  Aldran 

Matrimonio  a  lume  di  lanterna  (Un),  0|>e 
retta  in  l  atto,  musica  di  G.  Offenbach 

Medici  (I).  Azione  storica  in  i  atti,  parole 
e  musica  di   lì.   Leoncavallo.     .     .     . 

Mignon.  Opera  iu3  atti,  musica  di  A.  Thomas 

Mirella,  Melodramma  in  i  atti  e  ci  quadri, 
musica  di  ('.  (Joi  Non 

Moschettieri  della  regina  (I),  Opera  comica. 
in  3  atti,  musica  di  \\  Halévy  .     .     . 

Mosè,  Soletto  biblico  in  ì  atti,  musica. 
«li  (i.  Orefice 

Navarrcse  (La),  Episodio  lirico  in  2  atti. 
musica  di  (J.  Massenet '. 

Nave  Rossa  [La),  Scene1  liriche  in  tre  atti. 
musica  di  A.  Seppilli 

Nemea,  Episodio  pastorale  in  1  atto,  musica 
di  E.  Coop 

Ninon  de  Lenclos,  Commedia  lirica  in  3 
atti  e  i  quadri,  musica  di  G.  Cipollini 

Nozze  di  Figaro  (Le),   Commedia  lirica  in 

4  atti,  musica  di  W.  A.  Mozart.    .    . 
Nozze  di  Giannetta  (Le),  Opera  giocosa  i ti 

t  atto  music,-.,  di  V.  Massi 

Orfeo,  Azione  drammatica  in  ì  atti,  musica 

di  G.  C.  Gluok 

Pagliacci,  Dramma  in  i  atto,  parole  e  mu- 
sica di  R.  Leoncavallo 

Paolo  e  Francesca,  Dramma  lirico  in  t  atto, 

musica  di  L.  Mancinelli 

Patria!  Opera  in  4  atti  e  6  quadri,  musica 

di  E.  Palami  he 

escatori   di    perle    (I),   Opera   in   3   atti, 

musica  ili  (4.  Bizet 

Pelleas  e  Melisanda,  Dramma  lirico  in  5  atti , 

musica  di  0.  Debussy 

Ticcoli     Moschettieri    (I)     (D*  Artagnan), 

Opera  comica  in    3   atti    e   5   quadri, 

musica  di   L.  Varnky  ....... 

Piccolo  Faust  (II).  Opera  buffa  in  3  atti  e 

•ì  quadri,  musica  di  E.  HervÉ     .     .     . 
Piccolo    Haydn   (III,  Commedia  lirica  in  i 

atto,  musica  di  &  Cipollini    .... 
Pompon  (11),  Opera  comica  in  3  atti,  musica 

di  C.  Lecocq    ......         ... 

Ponte  dei  Sospiri  (II), Opera  buffa  in  4atfci, 

musica  di  <ì.  Offendaci! 

Postiglione  di  Lonjumeau  (Ut,    Opera   co- 
mica in  3  arti,  musica  di  A.  Adam.     . 
Prati  Saint-Gervais  (I),  Opera  comica  in  3 

atri,  musica  di  C.  Lecócq 

Presa  di  Troja  (La),  Poema  lirico  in  3  atti 

e  I  quadri,  parole  e  musica  di  E.  BerlIOZ 
Principessa    di    Trebisonda  (La),    Opera 

buffa  in  3  atti,  musica  di  0.  Offenbach 
Rantzau   (I),    Opera    in    4   atti,  musica   di 

P.  Mascagni 

Re  d'Vs  (11).   Leggenda  bretona  in  :i  atti  e 

5  quadri,  musica  di  E.  Lalo  .... 
Regina    Diaz,    Opera   in  2  aiti,   musica  di 

l\  Giordano 

Regina  di  Cipro  (La).  Opera-ballo  in  5  atti, 

musica  di  K.  Halévy 

Rip,    opera   comica   in   3    atti,   musica   di 

R.    pLANyl  ETTE 

Rita,  Opera  comica  in  i  atto,  musica  di 
tì.   DONIZETT] 

Ritratto  di  Manon  (II),  Opera  in  i  atto, 
musica  di  (ì.  Massenet 


l.  e. 

1  — 

1  — 
I 

0  75 

0  50 


t  - 
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0  75 

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0  75 

1  - 

0  75 

0  60 

l)  50 

75 


Rolando,  Dramma  Btorico  in  ì  nifi,  pani,' 

0  musica   «li    R.    LkONC  ;\  ALI  Ci.      .      .      .    I    — 

Saffo,   Commedia   linea   in    f    prol< 

atti,  musica  di  G.  Massenet  .    .    .    .  t  — 

Sansone  e  Dalila,  Opera  in  3  atti,  mu- 
sica di  C.  Saint»saens 1  — 

Siberia,  Opera  ììì  3  atti,  musica  «lì  u, 
Giordani .    .    .    .  t  — 

Signa,  Opera  in  3  atti,  musica  di  I'.  Cowen  t  — 

Sigurd,   Onera  in   ì  atti  e  7  quadri,  musica 

di  E.    Reyeb 1   — 

Silvano,  Dramma  marinaresco  in  2  atti, 
musica  di  P.  Mascagni 0  75 

Spartaco,  Tragedia  lirica  in  5  atti,  mu- 
sica di  P.  Platani  a    .......  1  — 

Sposina  (Lai,  Opera  comica  in  3  atti,  mu- 
sica di  C.  Lecocq 0  75 

Stella.    Dramma   lirico    in    3    aiti,    musica 

dì  S.  Ai;tkrj  Manzocchi I  — 

Stella,  Dramma  lirico  in  3  atti,  musica 
di  C.  De  Nardis t  - 

Storia  d'Amore,  Commedia  lirica  in  3  atti, 

musica  di  S.  Samara 1  — 

Swarten,  Opera  in  2  atti  e  i  prologo,  mu- 
di A.  GnaGA t   — 

Teresa  Raquin,  Dramma  musicale  in  2  atti, 
musica  di  E.  Ooop  (Aglio) 0  75 

Thais,  Dramma  lirico  in  3  atti  a  1  quadri, 
musica  di  Q.  Massenet i  — 

Tìtda  (La),   Melodr.    in   '.>>   atti,   musica  di 

F.   ClLÈA 1    - 

Toreador  (li),  Opera  buffa  in  2  atti,  musica 

di  A.  Adam .  0 

Tristi    nozze.    Dramma    lirico    in    i    a;to. 

musica  di  U.  Dallanoce    ....       0  50 
Trono  di  Scozia  (II),  Onera  buffa  in  3  atti 

e  4  quadri,  musica  di  E.  Herve.    .    .  0  75 
Valle  d'Andorra  (La),  Dramma  lirico  in  3 

atti,  musica  di  F.  Halévy I  — 

Vendetta  Sarda,  Bozzetto  drammatico  in  2 

parti,  musica  di    E.  Cellini    .     .    .     .  0  75 
Viaggio  in  China  (li),    Opera   comica   in  3 

a"tti,  musica  di  F.  Bazin 0  75 

Vinciguerra  il  bandito,   Operetta  buffa  in 

1  atto,  musica  di  V.  Hottksini    .     .     .  0  50 
Vita  Brettona,    Opera  in  3  atti,  musica  di 

L.    Ml'GNONE I    — 

Vita  Parigina  (Lai,  Opera  buffa  in  4  atti, 
musica  di  G.  Offenbach 0  75 

Vivandiera  (La),  Opera  in  ;*  atti,  musica 
di  B.  Godard t  — 

Voto  (II).  Melodramma  in  3  atti,  musica 
di  U.  Giordano i  — 

Wanda,  Dramma  lirico  in  1  atto  e  2  parti, 

musica  di  R.  Conti i   — 

Werther,  Dramma  lirico  in  3  atti  e  5  qua- 
dri, musica  di  G.  Massenet    ....  1  — 

Zanetto,  musica  di  P.  MASCAGNI  ....  0  .~>n 

Zazà,    Commedia    lirica   in    i   atti,  parole 

e  musica  di  R.  Leoncavallo  ....  1  — 

BAIwI^I. 

Bella  dormente  (Lai  Hallo  in  7  quadri  e  i 

prologo,  musica  di  P.  Tschaykovska  .  0  50 

Coppella,  ballo  in  2  atti  e  3  quadri,  musica 

di  L.  Delires 0  50 

Figliuol  prodigo  (II),  Commedia  mimica  in 

3  atti,  musica  di  A.  WoRMSER    ...  0  50 

Javotte,  Hallo  comico  in  3  atti,  musica  di 

C.  Saint-Sakns 0  50 

Maladetta  (Lai.  Ballo  in  3  atti  e  5 quadri, 
musica  di  P.  Vidai 0 

Nozze  Slave,  Ballo  di  mezzo  carattere,  mu- 
sica di  P.  Hertei 0  50 

Silvia,  Hallo  in  3  atti  e    i  quadri,   musica 

di  LEO  Deluse* (l  50 


50 


Inviare  ordinazioni  all'Editore  Edoardo Soif sogno  in  Milano,  via  Pasquirolo,  i2. 


Prezzo   L.    1.  —